Calcio, Momo Ibrahim sta vincendo la partita più dura contro la malattia

L’attaccante nigeriano sta curando dei problemi al midollo a Milano. «Tutto era iniziato nel 2024 con una insolita stanchezza. Ora sto meglio, magari mi vedo come direttore sportivo in futuro»

Gianluca Da Poian
L'attaccante Momo Ibrahim Tasiu
L'attaccante Momo Ibrahim Tasiu

Poco meno di un anno fa, la firma e le foto di rito con la Fulgor Farra, nella speranza quella fastidiosa stanchezza palesatasi il novembre precedente e l’insolito formicolio alle gambe si risolvesse in tempi rapidi.

In realtà però per Ibrahim Momo Tasiu era solo l’inizio di un calvario volto alla ricerca della spiegazione medica a un problema a carico del midollo spinale diagnosticato in modo definitivo al San Raffaele di Milano.

«A provocarlo alcune lesioni e peraltro la dottoressa del reparto è rimasta stupita, perché solo un fisico allenato ha fatto sì che la mia situazione clinica non provocasse una disabilità permanente».

Ce lo racconta l’attaccante arrivato dalla Nigeria a Belluno nel 2012. Dopo quattro mesi alternati di cura nel nosocomio milanese e costanti controlli alternati alle terapie, pian piano bomber Momo sta tentando di riappropriarsi della vita di tutti i giorni.

«Il tutto è cominciato a novembre 2024, quando giocavo al Montello in Promozione. A novembre ho iniziato ad avvertire un’insolita stanchezza e a fine maggio c’era quasi metà del corpo che faticava ad avere sensibilità. In seguito sono cominciati i formicolii alle gambe e da lì è iniziata la complessa ricerca del problema. Ho trascorso diverse settimane in ospedale a Padova e a un certo punto sembrava la situazione si fosse risolta. Così nel frattempo ho firmato con la Fulgor Farra del mio grande amico Simone De Fina. Tuttavia il problema si è ripresentato e a quel punto sono stato dirottato a Milano, dove hanno riscontrato queste lesioni. Per fortuna non così invalidanti e attraverso le cure sembra siano scongiurate conseguenze peggiori».

Sui propri canali social, Momo non ha mai nascosto il percorso di cura, postando anche alcune foto in carrozzina.

«Adesso sto meglio, ma devo assolutamente porre attenzione in particolare al non fare movimenti strani e bruschi, perché altrimenti la giornata… è rovinata. Quanto alla carrozzina, durante la fisioterapia ho vissuti momenti nei quali non riuscivo a camminare per la sforzo compiuto. In ogni caso, grazie alle terapie l’auspicio è quello di tornare presto alla normalità».

Nessun dubbio la forza di Momo sia stata quella della famiglia.

«All’inizio ho avuto paura, ma l’amore della mia compagna e dei miei due figli è stato decisivo nel darmi forza. Così come quello di amici e compagni di squadra. Mi stanno mancando alcune cose, a cominciare dal lavoro in Luxottica e i colleghi, per non parlare del calcio. A proposito, in cuor mio confido un giorno di poter rimettere gli scarpini…».

D’altronde Ibrahim rimane uno dei centravanti più prolifici del calcio bellunese.

«Ero arrivato a Belluno nel 2012 e il club gialloblù mi aveva dirottato al San Giorgio Sedico in Promozione. Poi ho continuato con Lentiai, Feltrese, Fiori Barp, San Martino Colle, Alpago, Union Pro, Borgo Valbelluna e appunto Montello. Il futuro? Quasi quasi mi vedo direttore sportivo».

Sempre qui a Belluno, naturalmente.

«Vivo da 14 anni in una città e un territorio dove sono stato accolto alla grande. Nessun dubbio: sono un belumat a tutti gli effetti».

 

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