Confartigianato, Scarzanella sollecita Padrin: «Serve limitare la burocrazia»

Per la presidente servono sostegni concreti alle imprese: «Ben venga la collaborazione tra politica e istituzioni locali»

Francesco Dal Mas
Claudia Scarzanella
Claudia Scarzanella

La crisi? È uno spettro lontano. Anche se non mancano le difficoltà. Però Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato, sollecita la politica, «a partire dal presidente Roberto Padrin», a un sostegno concreto alle imprese. Non a parole, insomma.

Da dove partire?

«Dall’istituzione da parte della Giunta Stefani di un nuovo “Tavolo regionale per la sburocratizzazione”, fondamentale per le nostre imprese. L’assessore Bond ha lanciato l’idea che venga istituito anche a livello provinciale, a partire da Belluno. Ben venga questa ulteriore prova di collaborazione tra politica, istituzioni locali e imprese. Ci rivolgiamo perciò a tutti gli esponenti politici del nostro territorio a partire dal presidente Padrin, per lavorare tutti insieme, a un progetto di agevolazioni, affiancamento, semplificazione e sostegno alle imprese».

Bisogna fissare dei criteri. Le risorse sono limitate.

«Partiamo dalle imprese che da qui ai prossimi anni saranno coinvolte dal passaggio generazionale. Non possiamo, noi imprenditori, permetterci che si continuino a chiudere botteghe artigianali. Oggi la sfida principale è rappresentata dai passaggi generazionali. È bene che il presidente Stefani abbia conferito una delega particolare sul tema all’assessore Bitonci. Dobbiamo avere tutti la consapevolezza che la chiusura di un’attività significa sospendere un servizio essenziale».

Come si presenta l’artigianato bellunese?

«Gli ultimi dati a disposizione ci dicono che le imprese artigiane in provincia sono 4.347 e rappresentano il 33,9% del totale imprese: il 74% sono ditte individuali. I settori dominanti per l’artigianato sono costruzioni (84% delle imprese), manifattura (72%, con legno arredo al 91%), autoriparatori (72%), trasporti (66%) e servizi alle persone (62%)».

Lei si dice preoccupata del ricambio generazionale. Ma qual è l’età degli imprenditori bellunesi?

«Il 52,5% ha un’età tra 50 e 69 anni, il 32,5% 30-49 anni, l’11,3% over 70, il 4,2% under 30. Significa, per la verità, che a Belluno ci sono più giovani imprenditori e meno over 70. Le imprese artigiane invece sono meno anziane: 53% 50-69 anni, 35,6% 30-49 anni, 6,8% over 70, 4,6% under 30, in linea con i dati veneti».

Quindi?

«Se siamo convinti, come siamo, che questo territorio possa e debba essere attrattivo per i giovani e le imprese, si deve partire da qui. E possiamo ben dire che ci sono oggi le condizioni affinché la nostra montagna non sia più Cenerentola ma luogo che genera futuro attraverso un progetto sistemico. Il 2026 che comincia rappresenta una grande occasione e una immensa sfida».

Ma quali sono i presupposti per vincere questa sfida?

«In primis le Olimpiadi, vetrina mondiale che darà un contributo di visibilità essenziale per l’attrattività del territorio e quindi delle imprese. E poi la Legge sulla montagna per la quale attendiamo i decreti attuativi, uno strumento per ripensare alla montagna come luogo di opportunità e non di difficoltà e disagi. Ma diciamo pure dell’opportunità rappresentata dalla nomina dei consiglieri regionali bellunesi Calligaro e Del Bianco, interlocutori e portatori di istanze condivise e unitarie per il nostro territorio e di Bond ad assessore regionale con importanti deleghe. E infine l’avvio dell’iter per la riforma della legge quadro sull’artigianato, grazie al senatore De Carlo».

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