Tiro a segno. Da Rold tra la toga e l’arma. «Le faccio convivere bene»
L’avvocata bellunese del foro di Treviso è un’affermata campionessa di tiro. Nel 2022 si è laureata campionessa del mondo a squadre specialità dinamico. «Ci vogliono una grande passione e tantissimo equilibrio per primeggiare»

Precisione ed equilibrio sono il suo pane quotidiano. D’altronde, per districarsi tra i vari poligoni del mondo e la sua professione di avvocata, Deborah Da Rold deve dimostrarne in abbondanza. Laureatasi campionessa del mondo a squadre in tiro dinamico nel 2022, la trentottenne di Belluno, ora a Treviso per motivi professionali, alterna questa singolare attività al lavoro forense. Una passione nata in tenera età, seguendo le orme del papà Oscar, comandante di Polizia, e che l’ha portata ai vertici della disciplina.
Come ha scoperto il tiro a segno?
«Ho iniziato un po’ per gioco, come penso succeda per ogni tipo di sport. Da bambina mi incuriosiva molto il mondo delle armi, visto che mio padre le usava per lavoro, tuttavia ero ancora troppo piccola per potermici anche soltanto avvicinare. Nel 2006, però, per la Festa della donna il poligono di Belluno aveva organizzato un open day, nel quale la difesa personale era abbinata all’attività del tiro. Ero adolescente al tempo, stavo iniziando a uscire la sera da sola o con le amiche, e ho pensato fosse un buon modo per coniugare quella mia curiosità e qualcosa di utile».
Da lì è stato amore a prima vista…
«Mi è piaciuto fin dal primo momento. L’ho trovato un buon metodo per rilassarmi, anche se qualcuno potrebbe anche non crederci. Ho iniziato a praticare il tiro molto saltuariamente, comunque. Andavo ancora a scuola, di lì a poco avrei dovuto iniziare l’università e nel frattempo facevo anche danza, per cui era giusto un passatempo in quel periodo».
Non era ancora agonismo?
«No, il cambio si è verificato qualche anno fa. Ho conosciuto Max Bragagnolo, il mio attuale allenatore, e sempre per gioco ho cominciato a praticarlo con maggiore costanza. In breve tempo sono arrivati dei buoni risultati, fino a quello che è adesso».
In cosa consiste il tiro a segno dinamico?
«È uno sport nel quale velocità, precisione e determinazione devono per forza coesistere. Non a caso il motto della federazione è: ‘Diligentia, Vis, Celeritas’ (letteralmente “precisione, potenza e velocità”, ndr). A differenza del classico tiro a segno, l’atleta deve muoversi per colpire i bersagli il più velocemente possibile, e il risultato è dato dal rapporto tra il tempo impiegato e i punti effettuati sparando. Una gara si divide in vari “esercizi” (ovvero prove di tiro), la cui somma fornisce la classifica finale».
Sembra molto avvincente…
«E lo è. Il limite che abbiamo rispetto agli altri paesi, in particolare asiatici o americani, è dato dall’età minima per usare le pistole. In Italia le armi da fuoco, indispensabili per questo sport, possono essere maneggiate solo dai maggiorenni, al contrario di quelle ad aria compressa. Molto spesso, per questa ragione, nelle gare internazionali ci troviamo ad affrontare degli adolescenti. In più, non è ancora uno sport professionistico, come per esempio avviene in un Paese come la Repubblica Ceca. Bisogna quindi cercare di farlo convivere con la propria attività professionale».
Da avvocato, non dev’essere facile mettere assieme i due mondi…
«Per nulla (ride, ndr). Alla base di tutto, ci dev’essere una grande passione, poi tanto, tanto equilibrio. Personalmente Riesco a regolare le mie priorità in maniera ottimale. In genere, l’attività con la pistola la faccio nel corso dei fine settimana, mentre negli altri giorni svolgo qualche esercizio fisico».
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