«Questa medaglia è per la mia famiglia»

L’arciere dedica l’oro alla moglie e al figlio: «Mi hanno sempre sostenuto. Grazie per quello che avete fatto per me»
epa03381442 Italy's Oscar de Pellegrin on his way to gold in Archery in the Men Individual Recurve W1/W2 at the Royal Artillery Barracks during the London 2012 Paralympic Games, London, Britain, 3 September 2012. EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA
epa03381442 Italy's Oscar de Pellegrin on his way to gold in Archery in the Men Individual Recurve W1/W2 at the Royal Artillery Barracks during the London 2012 Paralympic Games, London, Britain, 3 September 2012. EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

LONDRA. «Una medaglia per la mia famiglia». Può apparire scontata, ma non lo è per nulla, la dedica di Oscar De Pellegrin, che prima di tutto pensa alla moglie Edda e al figlio Marcel, quella famiglia che «per tanti anni mi ha supportato, sostenuto. Non posso che dire loro “Grazie”, per tutto quello che avete fatto per me”».

De Pellegrin, quali sono le emozioni che si provano in un momento come questo?

«È fantastico. Volevo quel podio, lo volevo con tutto me stesso, e ho lavorato duramente per ottenerlo. Sono stato il portabandiera, e qualcuno forse ha pensato che fossi già contento così, ma non è vero. Volevo quel podio, l’obiettivo era impresso nella mia mente fin dall’inizio».

È stata una finale molto combattuta, addirittura risolta agli shoot off. Come si affronta una sfida così?

«Ho cercato solo di stare tranquillo, di liberare la mente per non combattere contro me stesso, ma solo contro il mio avversario. Durante tutto l’ultimo scontro sono sempre stato tranquillo, e non ho mai perso le speranze, una cosa fondamentale. Anche quando sono andato in vantaggio ho sempre cercato di mantenere la concentrazione. E poi avevo lavorato tanto sugli shot off con il mio allenatore, Aldo Andriolo. Mi diceva “Dai, adesso che sei freddo proviamo gli shot off”. È servito».

Con questo oro chiude la sua lunga e gloriosa carriera. Ma quale è stato il momento più buio?

«Atene, dove per un punto sono arrivato quarto. Ho preso la medaglia di legno, ed è terribile per un atleta, perché anche se hai lottato fino alla fine con gli altri tre che sono finiti sul podio, se arrivi quarto non sei nessuno».

Questa medaglia, però, riscatta quella delusione.

«Certo, adesso appendo l’arco al chiodo con un sorriso e con una grande soddisfazione».

È il momento dei ringraziamenti.

«Ringrazio moltissimo Luca Pancalli (presidente del comitato italiano paralimpico, ndr). Lui ha sempre creduto moltissimo in noi, e questa medaglia è il coronamento di un percorso fatto con una squadra che ha lavorato per quest’obiettivo».

A consegnarle la medaglia è stato Mario Scarzella, presidente della Federazione tiro con l’arco. Che emozione ha provato?

«In quel momento ho rivissuto la mia carriera di 25 anni in 5 minuti. Tanti flash di anni dedicati allo sport. La medaglia è il giusto riconoscimento per tutti gli sforzi che abbiamo fatto, per le sconfitte subite, l’impegno messo in ogni allenamento. Ricevere la medaglia dal presidente Scarzella è stato un onore. Con lui abbiamo vissuto tante belle pagine di sport e di vita».

A chi dedica questa medaglia?

«Alla mia famiglia. Loro hanno vissuto come sempre tutto a distanza, ma erano con me nel cuore. La medaglia è per loro e per tutti quei ragazzi che avendomi visto oggi si avvicineranno allo sport. Mi auguro che la mia impresa possa essere d’aiuto a quei ragazzi che sono chiusi in casa e che non hanno avuto ancora la forza di tornare a vivere».

Alessia Forzin

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