Palloni sgonfiati fino al 30 e il tampone non basta più

I giocatori avranno bisogno del Super Green pass per andare in campo. Giacomelli: «Rischiamo di veder smettere tanti ragazzi ancora giovani»
Gianluca Da Poian

La ripresa dei campionati regionali e provinciali? Per ora resta fissata al 30 gennaio - sabato 29 per chi di solito gioca un giorno prima - anche se bisognerà tenere sotto osservazione l’andamento dei contagi. Piuttosto, a preoccupare il mondo del calcio e dello sport in generale è l’obbligo di Super Green pass valido da oggi come condizione indispensabile per scendere in campo. Dunque, vaccino o guarigione, non basta più il tampone.

E se quesr non viene ritenuto un rilevante problema a livello di prime squadre, assai più interrogativi aleggiano attorno al settore giovanile. Dove di ragazzi non vaccinati ce ne sono, e rischiano di non poter più praticare attività sportiva e di adattarsi quindi ad una vita sedentaria. Con indubbie ripercussioni negative a medio e lungo termine.

Maurizio Giacomelli, dirigente bellunese delegato regionale della Figc, fa il punto della situazione. È questo il vostro principale dubbio, sembra di capire. In molti evidenziano le differenze esistenti con il mondo della scuola, sottolineando ancora una volta la disparità di trattamento riguardante lo sport: «Sì, in effetti l’obbligo vaccinale necessario per poter giocare è fonte di molti interrogativi, legati in particolare al settore giovanile. Rischiamo di veder smettere un numero importante di ragazzi. Per tale motivo, auspichiamo si apra un tavolo nazionale nel quale studiare la soluzione migliore per la questione».

Tra le buone notizie, vi è la riduzione dei tempi per la visita medica agonistica per chi è guarito dal Covid: «Il protocollo è stato aggiornato dalla Federazione medico sportiva italiana e, seppur a gradi e in base a diversi parametri, riduce le tempistiche di attesa necessarie ad ottenere la certificazione di okay al ritorno in campo. Un passo importante e assai fortemente voluto».

Passiamo alla ripresa del campionato. Alcune società stanno già chiedendo di ipotizzare un ritorno alle competizioni ufficiali a febbraio, perché ripartire a fine di questo mese significa tornare ad allenarsi nel pieno dei contagi. Qual è la vostra posizione, al momento? «I comitati regionali si incontrano spesso con il commissario Abete per discutere dei problemi e definire i prossimi passaggi. Ad oggi come Veneto restiamo dell’idea di far tornare in campo le squadre nell’ultimo fine settimana di gennaio. Abbiamo ottenuto inoltre la deroga a poter far disputare i recuperi mancanti a girone di ritorno iniziato. Se poi la situazione Covid imponesse riflessioni su altre date, lo valuteremo».

Come cambiano i calendari? «Ripartiamo con la prima di ritorno e slittiamo in avanti la fine della stagione, che secondo il programma iniziale era prevista domenica 10 aprile. Si aggiungeranno tre giornate, ma non è un problema non essendo previsti i playoff. Anzi, questo consentirà di giocare nei periodi in cui il clima è più favorevole, rispetto all’inverno».

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