L'esplosione di Bugno nel Pordoi
Il tappone bellunese fa esplodere la classe del campione monzese

Il campione Gianni Bugno con la maglia rosa
BELLUNO
. Il ciclismo italiano ha bisogno di un nuovo eroe e quel campione mite che ha indossato la maglia rosa alla prima tappa e che la sta nobilitando lungo tutto il tracciato del Giro d'Italia stuzzica. Così, quel 2 giugno del 1990 sulle strade della nostra provincia ad accogliere la corsa rosa e il suo leader, Gianni Bugno, si radunano in centinaia di migliaia. L'antipasto del giorno precedente, con la salita di Sappada e il Monte Croce Comelico, è servito per accendere la miccia dell'entusiasmo. La Dobbiaco - Passo Pordoi di 171 chilometri costringe il gruppo ad affrontare il Valparola, il Gardena, il Sella, il Pordoi, la Marmolada e ancora il Pordoi. Gianni Bugno ha fin lì portato la maglia con autorità, è riconosciuto come campione da corse di un giorno, ma deve ancora superare l'esame del tappone dolomitico. Quel 2 giugno il monzese farà capire al mondo intero di poter competere per i grandi giri a tappe. La corsa è subito bellissima, il generoso Pagnin va subito all'attacco assieme a Vandelli, che passa per primo su tutti i gran premi della montagna. Sul Falzarego scatta Zimmerman, che è stato terzo nell'88, ma è un fuoco di paglia. Quando c'è da salire per l'ultima volta verso la cima del Pordoi, Maurizio Vandelli è solo al comando. Sembra che Bugno non abbia controllato sufficientemente la corsa, lasciando l'iniziativa a troppi atleti, invece, quando la strada si fa nuovamente ripida, nell'ultima ascesa verso il traguardo, la maglia rosa attacca, l'eleganza che lo contraddistingue lascia addirittura pensare che Bugno non faccia fatica. Con il monzese rimane solamente il francese Charly Mottet, il resto del gruppo si perde alle spalle dei due. La coppia rientra sui fuggitivi e si gioca allo sprint la vittoria di tappa. In realtà, Bugno, che ha dalla sua anche una volata molto buona, lascia che sia Mottet a trionfare nel tappone dolomitico. Chioccioli è terzo a 2'16", assieme a Giovannetti. Quinto chiude l'ottimo Vandelli a 3'38". L'indomani il Giro scopre per la prima volta il Mortirolo, nella Moena - Aprica di 223 chilometri. E' la tappa del venezuelano Leonardo Sierra, terrificante in salita, dove stacca tutti, ma altrettanto terribile in discesa. Infatti, nella difficile discesa del Mortirolo lo scalatore della Selle Italia dimostra proprio di non saper affrontare i tornanti, sbanda, cade due volte, ma alla fine riesce ad arrivare da solo all'Aprica. Gianni Bugno sancisce il suo dominio al Giro vincendo la cronometro da Gallarate al Monte Sacro, indossando trionfalmente a Milano la maglia rosa. Mottet chiude alle sue spalle a 6'33", mentre Giovannetti è terzo a 9'01". Bugno riesce, perciò, a vincere il Giro d'Italia indossando la maglia rosa dalla prima all'ultima tappa, come Girardengo nel 19, Binda nel 27 e Merckx nel 73.
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