De Dorigo, il fondista che sfidò i nordici

FORCELLA AURINE . Le scarpe di cuoio e la copertina della Domenica del Corriere, il cuore da 26 battiti e la notte di Volodalen. Marcello De Dorigo continua a incantare, con la sua semplicità e la sua storia di atleta straordinario, protagonista di una carriera che si annunciava immensa ma che troppo presto è stata stroncata dal gelo nella neve di Svezia oltre quarant’anni fa.
Una storia fatta rivivere da Lucia Zanettin, autrice del film “Le stelle di Celi”. Film uscito qualche mese fa e il cui successo si rinnova a ogni proiezione in questa estate 2017: da Agordo al Nevegal, da Alleghe a Canal San Bovo, da Falcade a Gosaldo. La prossima è fissata alla sala congressi di Arabba per mercoledì, 23 agosto, alle 21.
Una storia straordinaria, quella di un uomo semplice. Capace di vincere otto titoli italiani tra Juniores e Seniores, di partecipare a due Olimpiadi (Squaw Walley ’60 - 9. Nella 15 km - e Innsbruck ’64) e a due Mondiali (Lahti ’58 e Zakopane ’62).
Ottanta anni, nato a Laste di Rocca Pietore il 2 giugno del 1937, al momento della nascita la levatrice gli pronosticò vita breve a causa dei pochi battiti. Invece a ottant’anni Marcello è ancora brillante, dal passo sicuro, dalla grande disponibilità. Pronto a far vedere cimeli e raccontare aneddoti nella “sua” Forcella Aurine, la località nella quale nei primi anni ’50 vinse una gara, lui Junior, battendo tutti i Seniores, la località nella quale, una volta terminata la carriera agonistica, nel 1965 fu pioniere degli impianti di risalita.
Dopo essersi messo in luce nella categorie giovanili ed essere entrato nel giro della nazionale nel 1957, a inizio anni Sessanta De Dorigo è uno dei talenti più interessanti dello sci di fondo internazionale. Nel 1963 la sua stella sboccia in quello che pare essere l’avvio di una carriera strepitosa: Marcello è il primo a battere i fino ad allora inavvicinabili atleti scandinavi e russi. Vince in Svizzera la 15 km di Le Brassus, con lo stesso tempo del finlandese Oikarainen, e nelle prove preolimpiche di Seefeld (Innsbruck, Austria) fa cose straordinarie: è secondo nella 30 km dietro il norvegese Oesbye e si impone nella 15 km, lasciando dietro gente del calibro di Olsson, Hiermstad, Persson, Groenningen, Jernberg, Roennlund, Vaisanen, Tiainen e Kolchin.
Un successo che gli vale la copertina della Domenica del Corriere. De Dorigo vince, tra le altre gare, anche la 30 km tricolore del Nevegal, imponendosi su Colle pure nella staffetta insieme ad Aldo Piller e Franco Nones. Le premesse per dei gradi Giochi ci sono tutte. Invece, le Olimpiadi del 1964 non saranno fortunate per l’atleta lastesano. A Innsbruck De Dorigo è l'ombra del campione dell'anno precedente: è il primo degli italiani ma solo 14.mo nella 30 km vinta da Maentyranta; fra i centroeuropei viene battuto dal tedesco Demel, decimo. Delude anche nella successiva 15 km, dove è l'ultimo della squadra azzurra, mentre Nones, il primo, si classifica al decimo posto. Nella staffetta 4x10, insieme a Giuseppe Steiner, Giulio De Florian e Nones, De Dorigo sarà quinto, alla spalle di Svezia, Finlandia, Urss e Norvegia. Nel novembre di quello stesso 1964, il destino sotto il cielo stellato di Volodalen pose fine ai sogni di gloria.
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