De Carli e la scalata del Ripa Fenadora «L’apotesi fu il 4-1 al Belluno nel derby»

Gianluca Da Poian / PEDAVENA
Una bellissima storia d’amore e fedeltà. Paolo De Carli è stato portiere e capitano dell’Union Ripa. Quasi dieci anni, vissuti partendo dalla Prima Categoria e giungendo sino in serie D, con l’aggiunta della Coppa Italia di Eccellenza.
Sino a quel triste finale inatteso ed imprevisto. Tanti saluti, senza neppure chissà quali spiegazioni.
Non si è comunque fermato l’estremo difensore, viaggiando tra Liapiave, Marosticense, Valbrenta e addirittura Bassano. Questa stagione, infatti, l’aveva iniziata proprio con i giallorossi in Promozione. Non tutto però funziona sempre, neppure quando giochi titolare. Così a dicembre ecco il passaggio a Cavarzano, rispondendo alla telefonata del mister ed amico Max Parteli.
Si diverte ancora dunque. Come in quelle stagioni all’Union. Una maglia indossata la prima volta nel 2007 e tolta solo nel 2015.
«Già. Allora desideravo rilanciarmi. Venivo da un anno alla Feltrese nel quale l’allenatore Tollardo non mi vedeva proprio. Sentivo la necessità di nuovi stimoli, per questo accettai la proposta del Seren in Prima Categoria. Un bel gruppo, fondamentale per raggiungere i playoff».
Dodici mesi dopo, cambiò il destino del calcio feltrino.
«Avvenne la fusione tra lo stesso Seren e il Ripa 2000. Vincemmo subito, salendo in Promozione. Quando arrivò Parteli alla guida della squadra, decise di affidarmi il ruolo di capitano. Affrontavamo squadre preparate, forti. Eppure noi andavamo a mille all’ora. Arrivammo secondi, alle spalle solo dell’invincibile Chiampo. La stagione successiva fu invece un trionfo. Il testa a testa fu con la Piombinese ma ad un certo punto ecco la scatto decisivo. Sono anni nei quali le cose girano in una certa maniera. Ricorderò sempre una partita casalinga contro una delle ultime in classifica. Ad un certo punto Gheller in area di rigore avversaria tocca il pallone con la mano e si ritrova a due passi dalla linea di porta. Gli avversari protestano, lui non sapeva cosa fare, aveva il dubbio se segnare o meno. Gli urlammo di buttarla dentro. Era troppo importante ottenere quei tre punti».
Non fu male neppure il debutto in Eccellenza.
«Un percorso simile, possiamo dire. Con pochi ritocchi scelti dal ds Alberto Faoro e dal presidente Nicola Giusti, solo la Clodiense terminò davanti nel torneo 2011-2012. Ai playoff incrociammo i lombardi della Sommese. 1-0 per noi in trasferta, al ritorno giocato ad Arten andiamo subito avanti, anche se più tardi gli avversari pervengono al pareggio. Sembra comunque fatta. Invece loro ne segnano ben tre nel secondo tempo».
Nella seconda annata in categoria c’è la Coppa Italia, ma pure l’inconcepibile capitombolo ad Abano.
«Volevamo tentare il colpo grosso in campionato, ma il Vittorio Veneto proprio non mollò mai e chiuse in vetta. Nel frattempo, quasi senza accorgercene, il cammino in Coppa si fece via via sempre più interessante. Sino alla finale di inizio gennaio contro il Santa Lucia Golosine. 2-1 e io, da capitano, provai una sensazione unica ad alzare il trofeo».
Nella finale playoff in casa della Thermal Abano però accade qualcosa di inspiegabile, tutt’oggi.
«Io spesso mi domando cosa sia successo in quel secondo tempo. Ma darmi una risposta risulta impossibile. Da milanista però capisco perfettamente cosa possono aver provato i giocatori del Milan dopo la finale persa ad Istanbul. Ricordo che all’intervallo Andreolla si avvicinò dicendomi: “Dai, non li prenderemo mai tre gol”. E invece... Alla rete del 4-1 ho visto tutto nero, le prime parole in pulmino qualcuno le ha pronunciate dopo la galleria di Arsiè. Per fortuna ci fu il ripescaggio a luglio».
A differenze delle stagioni precedenti, l’impatto con la D fu drammatico.
«A fine novembre sembravamo spacciati. Spesso parlavamo tra di noi in spogliatoio, non potevamo essere diventati scarsi così di colpo. Gli arrivi di Brotto e Zecchinato cambiarono le cose, così come il poter finalmente giocare al Boscherai. L’apoteosi fu quel 4-1 al Belluno».
E le passate sfide con la Feltrese?
«Tre vinte su quattro. Il più bello? L’1-0 al 92’ con rete di Herrera allo Zugni. Ho sempre considerato quello il vero derby, tenevo troppo a dimostrare l’opinione errata avuta nei miei confronti e nei confronti di altri ragazzi da parte della società».
Il giorno della Coppa Italia “casualmente” le macchine in festa passarono davanti allo Zugni.
«Esatto. Una risposta alle bandiere esposte dalle finestre dello stadio dai dirigenti granata».
Fin qui un sogno. Interrotto bruscamente.
«Il campionato 2014-2015 partì con enormi aspettative. Invece a dicembre l’addio di Salvadori che andò a Padova fece sorgere alcuni dubbi. Ricordo il pareggio a Montebelluna in una delle prime partite del girone di ritorno. Non stavamo attraversando un bel periodo, la società ci chiese di muovere la classifica. Così avvenne, eppure qualche ora dopo Parteli venne esonerato. Presero il via giorni concitati, alla fine Max tornò in panca ma era evidente cosa sarebbe accaduto a fine campionato».
Però ci sta rinnovare le rose, ogni tanto.
«Secondo me, la stagione successiva, con quel gruppo potevamo disputare un campionato eccezionale».
Segui l’Union Feltre ora?
«Non ci siamo lasciati in grandi rapporti, ma mi tengo informato. E ho sperato davvero nel salto in serie C un anno fa».
Chiudiamo con l’undici ideale.
«Bianchet; De Cecchi, Nicoletto, Rimoldi, Slongo; Solagna, Mastellotto, Tomasi, Ponik; Brotto e Moresco. In panchina Bertelle, Pellizzer, Lira, Dassiè, Andrighetti, Herrera e Maset. Allenatore Parteli, secondo Fin». —
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