Valle del Vajont, via libera alla cava di “Pascoli”: si scaverà materiale per 15 anni
L’area è nel territorio comunale di Longarone e riprende un vecchio sito con impatto limitato ma molte prescrizioni

La Regione Veneto ha dato il via libera all’apertura e alla coltivazione della cava di calcare per uso industriale denominata “Pascoli”, nel territorio comunale di Longarone. Il provvedimento, firmato il 20 febbraio scorso dalla Direzione Difesa del Suolo e della Costa, autorizza la ditta Impresa Olivotto s.r.l. ad avviare un’attività estrattiva destinata a protrarsi fino a 15 anni.
Il progetto, presentato formalmente nell’autunno del 2024, riguarda un’area di circa 12.300 metri quadrati (di poco inferiore all’estensione di due campi da calcio regolamentari) e prevede l’estrazione complessiva di circa 163.500 metri cubi di materiale (l’equivalente di circa 65 piscine olimpioniche).
La componente principale sarà costituita da calcare per industria, mentre una quota minore potrà essere destinata alla produzione di materiale da costruzione.
Dal punto di vista operativo, la cava sarà coltivata per fasi successive, con avanzamento a gradoni di circa 5-6 metri. Le lavorazioni avverranno esclusivamente con mezzi meccanici, senza l’uso di esplosivi: la roccia sarà abbattuta con martelloni idraulici e tagliata con tecnologie come il filo diamantato, una scelta che punta anche a contenere gli impatti sul territorio circostante.
La localizzazione dell’intervento è nell’area della valle del Vajont, appena fuori dall’abitato di Longarone, lungo la strada che conduce alla diga. Più precisamente, la cava si colloca nella zona conosciuta come “Pascoli”, tra il torrente Vajont e la viabilità di accesso alla gola, in prossimità di Ponte Campelli e delle infrastrutture legate agli impianti storici della valle. Si tratta quindi di un’area esterna al centro abitato, già caratterizzata da attività estrattive e scarsamente visibile dal paese grazie alla conformazione del terreno.
Un elemento centrale del progetto riguarda la gestione progressiva dell’area: l’escavazione sarà infatti accompagnata da interventi di ricomposizione ambientale già durante le fasi di lavoro. Le porzioni di cava via via esaurite verranno riempite con terre e rocce da scavo, fino al ripristino della quota finale del terreno.
L’obiettivo è quello di ridurre progressivamente l’area attiva di cantiere e riportare il sito a una configurazione compatibile con il contesto circostante.
Come detto, non si tratta di un intervento su un’area completamente nuova. Il sito interessato coincide infatti con un vecchio cantiere minerario, legato a una precedente attività estrattiva cessata nei primi anni Ottanta. Il nuovo progetto si inserisce quindi in un’area già modificata dall’uomo, prevedendo un ampliamento limitato e un approfondimento dello scavo esistente.
Dal punto di vista urbanistico, l’area è stata oggetto di una recente variante approvata dal Comune di Longarone nel 2025, che ne ha ridefinito la destinazione in zona agricola, in coerenza con le aree circostanti.
L’autorizzazione regionale tiene conto di questo inquadramento e delle compatibilità con gli strumenti di pianificazione vigenti.
L’iter autorizzativo si è svolto attraverso una conferenza dei servizi che ha coinvolto, tra gli altri, Comune, Provincia, Soprintendenza e Servizi Forestali. Tutti gli enti hanno espresso parere favorevole, pur introducendo una serie di prescrizioni. In particolare, è stato richiesto di garantire la sicurezza delle lavorazioni, la corretta gestione delle acque e la tutela del contesto paesaggistico.
L’autorizzazione rilasciata comprende anche il via libera paesaggistico, con validità di cinque anni, e impone numerosi obblighi alla ditta.
Tra questi figurano la realizzazione di una recinzione di sicurezza, la sistemazione della viabilità di accesso, il controllo delle polveri e la limitazione della velocità dei mezzi. È inoltre previsto un deposito cauzionale di 650 mila euro a garanzia del rispetto degli impegni assunti, in particolare per quanto riguarda il recupero ambientale finale.
Un ruolo importante è attribuito anche agli interventi di mitigazione visiva e ambientale. Il progetto prevede la messa a dimora di alberi e arbusti lungo i margini della cava, con funzione schermante, e la ricostituzione del bosco sull’intera superficie una volta conclusa l’attività estrattiva. Le opere di rinaturalizzazione dovranno essere realizzate progressivamente e monitorate nel tempo.
Durante la fase di pubblicazione del progetto non sono pervenute osservazioni o opposizioni da parte di cittadini o enti. L’esito della procedura è stato quindi favorevole, consentendo il rilascio dell’autorizzazione mineraria e paesaggistica.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








