Trento dice sì all’annessione di Taibon

TAIBON. «Sì a Taibon in Trentino, ma prima lo Stato deve stabilire che il nostro parere sul cambiamento dei confini è vincolante e non solo consultivo».
È una notizia storica quella uscita mercoledì dal consiglio provinciale di Trento, che ha ha espresso un parere favorevole all’annessione di un Comune bellunese. Nella fattispecie, protagonista della vicenda è quello di Taibon, dove il 21 e 22 aprile scorso il “sì” aveva trionfato nel referendum promosso dal comitato locale. Una vittoria a sorpresa, quella, dopo che le altre consultazioni di febbraio erano state affossate dal mancato raggiungimento del quorum.
Oggi, tra Taibon e Belluno, ad esultare sono in tanti, anche se consapevoli che la strada verso l’obiettivo è ancora lunga e irta di ostacoli. Il primo è quello legato a una richiesta che Trento da tempo sta rivolgendo a Roma e che è stata al centro della discussione del consiglio provinciale di mercoledì. Una questione che già nel dicembre 2006 era stata usata dai trentini per temporeggiare sulla richiesta di passaggio di Lamon. «Questa volta, però, è diverso», spiega il consigliere provinciale trentino del Partito Democratico, Margherita Cogo, da tempo vicina alle istanze di autonomia del Bellunese, «prima di approvare la delibera sull’annessione di Taibon abbiamo votato due disegni di legge di riforma costituzionale al nostro statuto presentati da Svp e dal centrosinistra e che introducono nei cinque statuti di autonomia speciale l’istituto dell’Intesa. Sostanzialmente si vuole stabilire e certificare che lo statuto ha carattere pattizio e, pur essendo di rango costituzionale, non può essere modificato solo dal Parlamento, ma anche con il parere vincolante delle autonomie locali. Oggi tale parere è solo consultivo».
Se tale scoglio dovesse essere superato («la modifica degli statuti non è complicata», assicura Cogo, «e potrebbe avvenire in tempi brevi»), l’apertura di Trento verso il Bellunese potrebbe essere totale. Già, perché quella votata dal consiglio provinciale trentino è una “questione pregiudiziale”. «Sempre mercoledì», continua Margherita Cogo, «abbiamo espresso parere positivo al passaggio di Taibon al Trentino Alto Adige. Prima, però, c’è la questione dell’Intesa. Se passa l’Intesa le cose possono avere un riscontro positivo. È una situazione diversa da quella di Lamon. A quel tempo, infatti, eravamo stati meno chiari, non ci eravamo spinti tanto in là. Questa volta sì».
Per i referendari è il segno dei tempi che cambiano e le parole del consigliere Cogo lo confermerebbero. «Sarebbe un peccato dover arrivare a suddividere il Bellunese tra Trentino, Alto Adige e Friuli. Si attuerebbe la spartizione di una provincia come fosse merce di scambio. Non possiamo pensare al modello della Polonia e delle sue varie spartizioni. Vogliamo una regione dolomitica più forte. E per questo dobbiamo suonare la sveglia al nostro parlamento e al governo, che non possono lasciare Belluno senza certezze. È un atto di solidarietà verso i nostri vicini».
Per il consigliera Cogo c’è anche «la consapevolezza che se si rivede la carta costituzionale, dobbiamo rivedere l’autogoverno dei territori. Il Bellunese è una provincia che ha la risorsa dell’acqua e ha un reddito notevole. Se noi siamo autonomisti non possiamo esserlo solo per noi. Questo modello funziona, il nostro è un paese così variegato che non ha bisogno solo di un governo centrale, ma anche di altro» e «i bellunesi hanno vinto una loro battaglia dimostrando che la questione non è solo loro, ma di tutti».
Gianni Santomaso
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