Terremoto tra le toghe «Diversità di vedute» minimizza la segretaria

BELLUNO. Congiura delle toghe? «Diversità di vedute» minimizza la segretaria dimissionaria Livia Cadore. Tra parentesi, l’avvocato più votato per il consiglio dell’Ordine con 98 schede. Ma oltre a lei, si sono dimessi i consiglieri Eugenio Ponti e Ivan Borsato e nessuno spiega con un minimo di precisione i motivi del ribaltone, a poco più di quattro mesi dalle elezioni: «Dovrebbe essere il presidente Erminio Mazzucco a fare questa mossa», osserva Cadore, «noi abbiamo detto quello che dovevamo dire nella sede più opportuna, cioè il nostro consiglio e adesso mi aspetto che sia lui a prendere posizione».
Non è che la votatissima Livia Cadore, alla fine, volesse fare il presidente? «Non avevo e non ho questa ambizione. Mi era stato chiesto di candidarmi per il consiglio da alcuni colleghi e l’ho fatto. Non mi aspettavo tutto questo consenso e naturalmente mi ha fatto molto piacere, ma se davvero avessi voluto guidare il consiglio, avrei fatto un po’ di campagna elettorale e scelto alcune persone di mia fiducia».
Che il consiglio fosse spaccato e che esistesse un’altra lista non ufficiale, lo si è capito presto. Mazzucco poteva contare sull’appoggio di cinque consiglieri su nove. Venerdì scorso la frattura è diventata insanabile. La strada è quella del rimpasto: c’è un mese di tempo, per convincere i primi tre dei non eletti a subentrare. Sono Alberto Fascina, Cecilia Franciosi e Massimiliano Paniz.
Una decisione definitiva non è ancora stata presa: «Sto valutando», frena Fascina, «sono stato interpellato e ci ho pensato, ma vorrei anche sapere cosa è successo e perché si è arrivati a questa situazione». Nel pensatoio, anche Paniz: «Non so ancora cosa farò. Ci sto riflettendo e non sono ancora arrivato a una conclusione». Il tempo scade il 29 agosto. —
Gigi Sosso
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