«Gestione dell’idroelettrico: la maggioranza alla Regione»
Centrali e grandi concessioni, l’assessore Bitonci boccia la proposta del Pd: «Nella società in house non daremo il comando alla Provincia di Belluno» A Palazzo Piloni pare destinato al massimo un 10% di quote

«La maggioranza della nuova società pubblica che gestirà l’idroelettrico in Veneto? Sarà della Regione, non certo della Provincia di Belluno, che pure avrà un ruolo importante».
L’assessore regionale Massimo Bitonci stronca l’appello del Pd regionale, fatto da Manildo con il bellunese Del Bianco, che hanno chiesto che la quota di maggioranza del nuovo ente vada alla Provincia di Belluno. Una presa di posizione netta, quella di Bitonci, intervenuto ieri sulla questione idroelettrico, in Veneto un affare da 400 milioni di euro all’anno, che oggi vanno per la maggior parte all’Enel.
Le tappe
Avanza intanto il progetto della Regione che prevede la costituzione di una nuova società in house, che in Veneto gestirà appunto le grandi concessioni idroelettriche, di cui la Regione targata giunta Stefani vuole diventare proprietaria dal 2029, termine di scadenza delle concessioni oggi in proroga, sempre che il governo non si metta in mezzo rilanciando le proroghe ai colossi come Enel.
La prossima settimana Palazzo Balbi varerà una informativa di giunta, come viene chiamata in gergo, per affidare uno studio di analisi della materia, in tutti i suoi aspetti, dai valori ai costi, passando ovviamente per esiti economici.
«Si tratta di una partita strategica da oltre 400 milioni di euro» dice lo stesso presidente Alberto Stefani, «che potrebbe segnare il futuro dello sviluppo del Veneto. Qui parliamo dell’autonomia energetica della Regione». Ma la provincia di Belluno, ospitando appunto la quota maggiore di impianti idroelettrici, rivendica una partecipazione importante all’interno della prospettata società di gestione, una partecipazione che la Regione ha comunque annunciato. Resta il nodo della percentuale di potere.
Tanto che il Pd è arrivato a chiedere a Venezia addirittura la maggioranza delle quote per Palazzo Piloni. «Desiderio legittimo. Ma, appunto, solo un desiderio» taglia corto l’assessore all’Energia Massimo Bitonci, «La politica energetica la facciamo noi, come Regione, non è che la lasciamo fare al Pd; tutto qua. I consigli sono sempre ben accetti, ma la gestione della politica energetica la fa il presidente Stefani per primo, poi il sottoscritto e il collega assessore alla montagna Dario Bond».
Bitonci taglia corto
Quindi nessuna maggioranza alla Provincia di Belluno. Anche perché lo vieterebbe la normativa, fa intendere Bitonci, ieri a alla Electrolux di Susegana con Stefani. Ma la Provincia sarà comunque della partita. Con quante quote?
«Non possiamo adesso specificare le percentuali, perché proprio nei giorni prossimi approveremo questa informativa per incaricare una primaria realtà che ha già seguito queste tematiche. Studierà tempi, modi e contenuti della costituenda società in house per l’idroelettrico». Una quota che potrebbe aggirarsi al massimo su un 10%, per Palazzo Piloni. «A tempo debito, speriamo presto, disporremo dello studio e ne esamineremo i risultati con il territorio», dice Bitonci, «sarà una fase partecipativa molto efficace, non solo nominale, perché si parla di importanti ricadute. Si tenga comunque presente che, quando parliamo di Provincia di Belluno intendiamo anche i Comuni, ovviamente. Quindi tutti saranno coinvolti. E lo saranno anche alcuni enti locali fuori provincia, perché pure loro avranno diritto ai canoni, se ospitano impianti. L’ho già detto ai sindaci che ho incontrato, in questi specifici territori, che tutti saranno coinvolti: sia nella fase del dibattito, ma soprattutto in quella della partecipazione, nelle forme, ben s’intende, che poi ci diranno i consulenti».
Autonomia energetica
Bitonci fa sintesi delle riflessioni, puntualizzando che in sostanza la società in house ha la finalità di assicurare l’autonomia energetica del Veneto, «con vantaggi per famiglie ed imprese», ma anche con ricadute specifiche sui territori più coinvolti da fiumi, dighe, derivazioni e centrali idroelettriche.
«Attenzione, parliamo delle grandi concessioni, non della rete molto vasta delle centraline idroelettriche, già in mano per lo più di privati».
Pare confermato, dunque, che si andrà a gara; salterebbe quindi l’ipotesi, coltivata in alcuni ambienti sia della maggioranza - governo Meloni in testa – che dell’opposizione che siano più opportune le deroghe dei contratti in atto.
Se passasse questa linea conservativa, infatti, il Bellunese resterebbe a guardare. «Tempo da perdere proprio non ce n’è» conclude l’assessore «Dobbiamo correre, considerando i tempi che l’Europa detta per l’evidenza pubblica. Partendo subito arriveremmo giusti giusti al 2029».
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