Tariffe scuolabus una legge vieta gratuità e “sconti” Rischio mazzata

Lo scuolabus rischia di costare come una Ferrari. La legge 63 del 2017 vieta ai Comuni di cofinanziare con risorse di bilancio le tariffe pagate dalle famiglie, e secondo un recente parere della Corte dei Conti del Piemonte il costo del servizio dovrebbe essere interamente coperto dalla tariffa. Oggi, invece, sono i Comuni a pagare gran parte del servizio, altrimenti le rette diventerebbero insostenibili. Ci sono sindaci che hanno scelto addirittura di fornire il servizio gratuitamente. Rischiano di non poterlo più fare.
Anci e Uncem si sono già mossi, anche se le ferie del Parlamento rendono impossibile ogni modifica fino almeno al 9 settembre, come spiega l’Unione comuni ed enti montani.
de carlo interroga
Il deputato di Fratelli d’Italia Luca De Carlo ha presentato un’interrogazione per risolvere la questione. Basterebbe, spiega l’onorevole e sindaco di Calalzo, «inserire nel Decreto ministeriale del 31 dicembre 1983, che individua i “servizi pubblici a domanda individuale”, come asili nido e mense scolastiche, anche il servizio di scuolabus, oggi indicato come semplice “servizio pubblico locale”». Un emendamento per risolvere un problema che rischia di deflagrare sulle famiglie di tutto il Paese.
A Calalzo, per esempio, usare lo scuolabus tutto l’anno costa appena 75 euro ad ogni famiglia: «Questo grazie all’intervento del Comune», spiega De Carlo. «Parliamo di un servizio strategico e fondamentale per trattenere le persone in montagna, senza il supporto pubblico la tariffa sarebbe improponibile». Non si potrebbe più nemmeno utilizzare l’Isee, non è previsto per i “servizi pubblici locali”.
i costi a belluno
A Calalzo il servizio viene gestito direttamente dal Comune. A Belluno è stato dato in appalto e se le famiglie dovessero pagare interamente il costo, sarebbe quasi impossibile per molti genitori sostenerlo. Il servizio, infatti, costa circa 640 mila euro all’anno. Il Comune, come spiega l’assessore al bilancio Lucia Olivotto, eroga alla cooperativa che lo svolge circa 613 mila euro all’anno. La differenza, ovvero 27 mila euro, viene fatturato alle famiglie.
«lasciateci decidere»
Il costo va da 227 euro all’anno, per chi usa lo scuolabus tutti i giorni, andata e ritorno, a scendere, in base all’utilizzo. Chi ha un Isee inferiore a ottomila euro non paga nulla. Se le famiglie dovessero pagare l’intero costo del servizio, 640 mila euro, la tariffa crescerebbe di almeno tre, quattro volte. «Anche di più, considerando che molti, probabilmente, rinuncerebbero ad utilizzare gli scuolabus», allarga le braccia il sindaco Massaro.
Arrabbiato, perché «ancora una volta l’ordinamento pretende di catalogare e indirizzare i servizi di livello locale», aggiunge. «Solo i Comuni sono in grado di conoscere le peculiarità del territorio e le necessità delle famiglie, e possono sapere quale sia il costo di un servizio sostenibile per loro. Ai sindaci va data libertà di scelta: ci diano delle linee guida, ma si lasci a noi la possibilità di decidere sui servizi resi ai nostri cittadini».
quadro complesso
I pareri degli organi di controllo e vigilanza, in materia, non sono univoci e anche questo complica la situazione. «I sindaci non sanno se quello che stanno facendo è legale o no», conclude De Carlo. «Molti Comuni hanno già approvato le tariffe per gli scuolabus o inserito in bilancio incentivi anti-spopolamento che sostengono anche le spese delle famiglie per il trasporto scolastico. È necessario risolvere con urgenza la questione, per il bene delle famiglie». —
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