Si finge amico di un finanziere per imbucarsi al party di Cortina

Denuncia a piede libero per un 37enne di Ostia che “scomoda” il comandante generale della Gdf Ma l’organizzazione allerta il maggiore Landi e al truffatore cenone e spettacolo vanno di traverso
Di Alessandra Segafreddo

CORTINA. Denunciato a piede libero per truffa e sostituzione di persona. Inizia male l'anno per Francesco Saverio Saba, trentasettenne odontotecnico di Ostia, che aveva provato a partecipare gratuitamente al party di Capodanno all'Olimpico spacciandosi per amico del comandante generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo. La vicenda inizia il 31 dicembre e termina lunedì con la denuncia in Procura. Il maggiore Leonardo Landi, che guida la compagnia di Cortina della Guardia di Finanza, viene chiamato l’ultimo dell’anno alle 16 da Maurizio Zuliani, che organizza l'evento di Capodanno all'Olimpico, con special guest Jerry Calà. Zuliani chiede a Landi informazioni ulteriori sulla presenza al party del generale Capolupo e di altri otto o dieci suoi amici. Zuliani era a sua volta stato chiamato dal Comune, dove aveva telefonato il sedicente Pandolfi (poi si è scoperto che era Saverio Saba) dicendo di essere responsabile della segreteria del comando generale della Guardia di Finanza e chiedendo gli accrediti, a nome di Capolupo, per partecipare al party. Pandolfi chiede dieci accrediti gold, che prevedevano la partecipazione alla cena, con menù preparato dallo chef stellato Graziano Prest del Tivoli, e da Fabio Pompanin del Camin, e anche la partecipazione al dopo cena con tutti gli eventi musicali. All'Olimpico, infatti, la sera del 31 non si è esibito solo Calà: c’erano anche, direttamente da X-Factor, la cantante Violetta Zironi, e i dj Christian Lena e Nicola Zucchi. Alle 16.30 Zuliani, in accordo con Landi, dà l'ok per gli accrediti e le segretarie comunali comunicano a Pandolfi che è tutto a posto. I militari della Gdf sarebbero potuti infatti intervenire solo se avessero colto sul fatto Pandolfi e i suoi compari. Dalle 19.30, quattro militari in borghese, insieme al maggiore Landi, si piazzano così davanti al botteghino e quando arriva, alle 20.30, un avvocato di Roma, dicendo di far parte del gruppo, i militari si fanno consegnare documenti e accrediti. Tanto che l'avvocato capisce l'antifona e se ne va; dei dieci amici di Pandolfi, tutti in vacanza a Cortina divisi tra appartamenti di proprietà, in affitto e pernotti in albergo di lusso, si presentano alla fine solo in due: ovvero lo stesso Pandolfi e la moglie. Landi e i suoi li attendono. Saba arriva alle 21.30. Lo fanno entrare e, una volta che si è accomodato, i militari della Gdf lo avvicinano. L'imbarazzo è totale. L'indagato prima si arrampica sugli specchi e poi paga il biglietto per sé e per la moglie (700 euro in tutto) e resta alla festa. L'indomani viene convocato in caserma dove vuota il sacco e inizia a collaborare. Le prove contro di lui del resto erano inconfutabili, continuare nella recita non avrebbe avuto davvero nessun senso. Il numero di telefono registrato in Comune è di una scheda cellulare che è intestata a lui. Gli altri amici dell’odontotecnico di Ostia, quelli che non si sono presentati al party, sono stati tutti sentiti ed erano ignari della truffa. L'operazione è stata portata avanti in stretta collaborazione con il pubblico ministero Katjuscia D'Orlando. «Chi prova a farla franca prima o poi viene colto in flagrante», dichiara Landi, «la giustizia fa il suo corso. In questo caso la collaborazione degli organizzatori e del Comune è stata fondamentale per aprire l'indagine e la tecnologia ha garantito prove certe ed inconfutabili».

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