«Serve presto la Banca della terra»
LAMON. Più che un'idea è un'esigenza emersa dal territorio quella che ha spinto la presidente del consorzio di tutela del fagiolo di Lamon Igp Tiziana Penco a contattare i sindaci dei Comuni del Bellunese. Con l'obiettivo di far incontrare la domanda di chi vuole coltivare il pregiato legume (e ce ne sono parecchi) ma non trova i campi per farlo e l'offerta di chi ha terreni incolti o abbandonati, che potrebbero essere interessanti per la coltivazione del fagiolo nei Comuni che rientrano nel territorio certificato. Terreni sia di proprietà pubblica che privata (cioè di cittadini che vorrebbero affittarli o venderli perché non li utilizzano, ma non sanno chi ne ha bisogno).
È in rampa di lancio il progetto di una “banca della terra”, che trova sponda nel progetto regionale relativo proprio alla banca della terra annunciato dall'assessore all’agricoltura Manzato: “Veneto verso la delimitazione dei terreni incolti da distribuire ai giovani al fine di ridare vitalità alla coltivazione su queste terre altrimenti improduttive”. Il tutto spedito in commissione per il parere sul provvedimento che stabilisce le procedure operative.
«Per noi è molto importante perché calza ad hoc per il nostro territorio», dice Tiziana Penco. «Spesso ci sono giovani che vogliono insediarsi in agricoltura e non riescono a trovare dove fare agricoltura, dall'altra parte i proprietari qualche volta sono diffidenti con il risultato che i terreni restano incolti».
Ai Comuni la legge regionale affida l’importante incarico di eseguire il censimento dei terreni, in collaborazione con Avepa, al fine di inserirli nella Banca della terra veneta. «È una comunicazione importantissima alla vigilia dei bandi per il Piano di sviluppo rurale», sottolinea Tiziana Penco, che lancia l'appello a «dare attuazione alla legge il prima possibile, perché qui c'è bisogno urgente. Abbiamo la possibilità di attingere a questi terreni, metteteci nelle condizioni di poterlo fare. Un censimento così è ideale specialmente per i piccoli consorzi del territorio, che potrebbe individuare quegli appezzamenti dove ci sono piante che possono essere recuperate». Si va nella direzione, insomma, di un aumento della coltivazione, che quest'anno ha raggiunto i 20 ettari di superficie coltivata dai soci, che sono 136. «Il fagiolo di Lamon è la coltura orticola che economicamente appaga di più in provincia. Per il momento la domanda è di gran lunga superiore all’offerta e per questo motivo riteniamo di dover sostenere l’incremento della produzione», dice la presidente. «Da circa nove anni abbiamo un continuo incremento di soci produttori, circa otto-dieci all'anno. Questo incremento non corrisponde sempre a un aumento di produzione e su questo aspetto vorremmo ancora lavorare nel prossimo futuro».
Raffaele Scottini
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