Scompaiono i ghiacciai delle Dolomiti «Anche la Marmolada ha gli anni contati»

L’esperto Secchieri e la “Regina”: «Fino a 2.900 metri non c’è più neve, le alte temperature l’hanno sciolta tutta»



Il ghiacciaio della Marmolada è senza un pelo di neve, almeno fino ai 2.900 metri. Sopra ne è rimasta qualche decimetro. La calotta glaciale? Lassù, ai 3.300 metri di Punta Penia, non esiste più. «Quest’anno avremmo avuto tra i 6 e i 7 metri di precipitazioni», testimonia Guido Trevisan del rifugio Pian dei Fiacconi. «La neve è stata abbondante anche in maggio. Il che ci aveva fatto ritenere che potesse durare. Invece le altissime temperature di giugno hanno trasformato il ghiacciaio in ruscelli e cascate. Ora siamo al ghiaccio puro. Non c’è più protezione».

«La verità è che», spiega Franco Secchieri, uno dei più autorevoli glaciologi italiani, «la neve di maggio, anche se abbondante, non è dal punto di vista fisico simile a quella autunnale e invernale, perché non ha avuto il tempo di subire quei processi di trasformazione tali da renderla più compatta, con una maggiore densità, e quindi in grado di resistere maggiormente alla penetrazione delle onde termiche e con una minore facilità di fusione. In poche parole, la neve primaverile si scioglie con maggiore rapidità, anche a quote elevate rispetto alla neve più vecchia: un fatto questo che potrebbe provocare qualche problema di piena per i torrenti, nel caso in cui alla fusione del manto nevoso si sovrapponessero piogge intense».

A Punta Rocca, da dove parte la più lunga discesa delle Dolomiti, ben 12 km, la società Funivie Marmolada ha messo al riparo la poca neve rimasta (siamo oltre i 3000 metri) con grandi teli di nylon, per garantirsi almeno un po’ di sci invernale. Secchieri conosce la Marmolada e le Dolomiti meglio delle sue tasche. Le ultime misure le ha prese l’anno scorso in settembre. Già a fine agosto, sarà di nuovo sulla Marmolada per prendere le nuove misure e fare il necessario confronto. «Ho già dichiarato che questo ghiacciaio andrà alla consunzione entro vent’anni. Al massimo trenta. A meno che non intervengano fatti nuovi. Purtroppo, ne dubito. E non tanto perché non nevica, quanto per gli eccessivi sbalzi di temperatura: anche le minime sono troppo alte, non solo le massime».

È da una vita che Secchieri studia i ghiacciai delle Dolomiti. Ne ha scoperti ben 85 sulle montagne del Bellunese, del Trentino e dell’Alto Adige. Tutti sono in esaurimento. Il Pelmo ne aveva due. Ne è rimasto uno ai piedi della parete nord, che si è salvato, in qualche misura, perché coperto dai detriti in caduta libera dalla parete stessa. La Civetta conserva una lingua ghiacciata, che però è poca cosa rispetto alle dimensioni di qualche anno fa. L’Antelao ne aveva due, è rimasto con uno, che nel suo piccolo riesce a sopravvivere; si tratta del ghiacciaio cosiddetto “inferiore”. La fotografia più classica del lago di Misurina è quella che sullo sfondo ritrae il monte Sorapis. Si vede una informe massa nevosa. «Si tratta in realtà», fa sapere Secchieri, «di tre ghiacciai. Quello sulla sinistra non esiste più. Quello in centro è in parte esaurito, in parte coperto da detriti. Resiste ancora il ghiacciaio occidentale, sulla destra, quello che dà acqua al lago Sorapis».

Il panorama è desolante. «I ghiacciai sono gli interpreti e i testimoni per eccellenza dei cambiamenti climatici. Sono passati appena 20 mila anni», ricorda Secchieri, «da quando le Alpi erano ricoperte da una grande ed estesa massa gelata, spessa anche migliaia di metri. La storia climatica ha visto l’alternarsi di periodi caldi e freddi, ma sempre verso un graduale riscaldamento fino ad arrivare ai giorni nostri con i ghiacciai di dimensioni sempre più ridotte».

Ci si preoccupa della Marmolada per gli effetti sul paesaggio e sul turismo. Ma Secchieri ammonisce che i ghiacciai sono anche importanti riserve d’acqua che accumulano neve d’inverno e restituiscono come prezioso liquido d’estate. «Il monito lo rivolgo a chi deve preoccuparsi di mantenere in equilibrio questa risorsa. Dopo l’ultima breve fase di espansione, cessata intorno agli anni ’80 del secolo scorso, stiamo oggi assistendo a una accelerazione dei processi di fusione. E dobbiamo prepararci a vedere una Marmolada senza più il suo bianco mantello». —

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