Prefettura e Comune concordano «Orzes non è un centro profughi»

Il viceprefetto De Stefano e il sindaco Massaro ne prevedono l’uso provvisorio solo per le emergenze La responsabilità di eventuali danni sarà del ministero: «Ma non sarà mai un luogo di smistamento»
Di Gigi Sosso

BELLUNO. Orzes, non è cambiato niente. L’ex scuola elementare “Sebastiano Barozzi” non è diventata un centro di accoglienza, né un centro di smistamento di migranti. Semplicemente il protocollo d’intesa firmato dal Comune di Belluno e dalla Prefettura prevede che sia quest’ultima ad accollarsi le responsabilità di eventuali danni provocati dagli ospiti. Da qui l’accordo di comodato gratuito per un anno. Sulla porta d’ingresso del numero 268 di via Orzes ci sono sempre i due cartelli con le mani che si stringono e l’invito in inglese «respect each other» (rispetto reciproco), ma la speranza delle istituzioni è che non sia necessario entrare per nessuno, se non in casi eccezionali.

E comunque le 40 brande della Protezione civile sarebbero a disposizione solo per 24 ore: «La prefettura ha adottato un modello di accoglienza di tipo diffuso, di concerto con le amministrazioni comunali», precisa il viceprefetto Nicola De Stefano, «non sono previste eccessive concentrazioni di migranti in singoli luoghi, perché ci sarebbero gravi difficoltà di gestione né l’utilizzo di caserme, grandi immobili o tendopoli, bensì di appartamenti per ospitare piccoli gruppi. Questo modello richiede tempistiche più lunghe, ecco perché in passato è stato necessario ricorrere al ricovero a Orzes per alcuni giorni, in attesa di avere i posti negli appartamenti pronti. Dopo i contratti con le cooperative, non ci sono stati altri ricorsi alla scuola, che rimane un rimedio estremo ed eventuale».

De Stefano e il sindaco Jacopo Massaro hanno firmato questo protocollo, che ufficializza un rapporto già esistente: «È finalizzato solo ad accollare alla prefettura il peso di eventuali danni causati da qualcuno, rendendo così il Comune indenne da eventuali responsabilità patrimoniali», riprende De Stefano, «se dovesse essere necessario utilizzare la struttura, in via provvisoria, anche in futuro. Il protocollo non prevede il suo uso come centro di smistamento o struttura di accoglienza».

In ogni caso, le cooperative sanno di dover evitare che il territorio del Comune di Belluno sia interessato dall’assegnazione di ulteriori profughi: «L’abbiamo chiesto e dovrebbe essere così», sottolinea Massaro, «a parte questo, la situazione della scuola di Orzes è quella che già si conosceva. Rimane chiusa e non sarà mai un centro di accoglienza o di smistamento. Sarà usato soltanto in caso di emergenza assoluta. Metti che ti avvertono tre ore prima dell’arrivo di 40 persone e non hai spazio altrove, allora puoi sistemarle lì, ma per un periodo non superario alla giornata».

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