«Politiche unitarie per le Alpi del futuro»
BELLUNO. «Dobbiamo essere pronti a una nuova e unica governance alpina». È quanto auspicato dall’onorevole del Pd, Enrico Borghi, durante l’incontro organizzato a Belluno per presentare il Rapporto Montagne Italia 2016, redatto dall’omonima fondazione su iniziativa del Centro studi bellunese.
Insieme al direttore scientifico della Fondazione, Luca Lo Bianco e all’esperto Giampietro Lupatelli, Borghi ha illustrato alcuni dei punti principali dello studio, che si è concentrato su tre elementi: cambiamento, sostenibilità e comunità.
Dopo aver evidenziato la flessione in montagna della popolazione giovane, con conseguente aumento di quella anziana, e i problemi che assillano il sistema mobilità, Borghi ha sottolineato: «Il tema della montagna sarà sempre più centrale nei prossimi anni, in quanto sarà il punto di partenza di un nuovo modello di sviluppo, soprattutto per quanto riguarda la green economy. Ma il primo cambiamento dovrà riguardare l’approccio proprio di chi abita le terre alte: il “montanaro” non dovrà più chiedere l’elemosina, ma dovrà essere lui il motore che governa questo passaggio, delicato ma necessario per potersi lanciare nella modernità».
Quello che l’onorevole chiede a chi abita in montagna è un vero scatto di orgoglio, «altrimenti il modello che ci investirà sarà quello cinese, con un neocolonialismo prima culturale e poi politico. Per fare questo passo in avanti, dobbiamo essere uniti, lasciando da parte i contrasti».
All’appello lanciato dai sindaci del Veneto di non essere lasciati soli lungo la strada del cambiamento, Borghi ha risposto: «È necessario farsi trovare pronti per cavalcare il tema delle Alpi come elemento di cerniera e serbatoio di una rete da costruire. Si fa sempre più avanti, infatti, l’esigenza di un governo omogeneo del territorio alpino. Su questo aspetto, sarebbe un delitto arrivare dopo i nostri confinanti».
Sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo si è concentrato anche il senatore Giovanni Piccoli, che ha precisato: «Non bisogna fermare l’auto che corre, ma dobbiamo governarla».
Su questo tema è intervenuto anche il presidente della Fondazione Montagne Italia: «La montagna, malgrado un quadro non sempre esaltante, ha voglia di dire la sua e lo dimostra il fatto che su 2.500 sindaci italiani che abbiamo interpellato per il rapporto, 500 ci hanno risposto. Lo stesso discorso vale per seicento imprese».
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