Per l’Istituto ladin de la Dolomites nuovo futuro a Belluno

Dopo la chiusura di dicembre si lavora per farlo riaprire L’assessore provinciale De Bon: «Va centralizzato»

PIEVE DI CADORE

Dopo la chiusura dell’Istituto ladin de la Dolomites, il 1° dicembre 2020, il mondo ladino si sta muovendo per farlo riaprire. Con questo scopo i presidenti delle Unioni culturali della Ladinia veneta si sono incontrati con Franco De Bon, l’assessore alle minoranze linguistiche. L’Istituto ladin de la Dolomites era l’ente provinciale volto alla tutela delle tradizioni linguistiche e culturali ladine. Al suo interno erano rappresentati tutti i comuni ladini di Agordino, Cadore e Val di Zoldo.

L’Istituto, oltre ad una rivista, pubblicava libri e aveva prodotto trasmissioni radiotelevisive, concorsi musicali, corsi di formazione per il personale della scuola dell’obbligo e degli enti turistici. E aveva anche una sua biblioteca aperta al pubblico durante gli orari d’ufficio. L’ubicazione in due sedi era stata voluta dalla Provincia per coprire al meglio le esigenze del territorio ladino. All’incontro con l’assessore De Bon, voluto da Lucio Eicher Clere, presidente della Federazione delle minoranze linguistiche del Veneto, erano presenti anche Francesca Larese Filon, vicepresidente della Federazione; Daniela Larese Filon, rappresentante dei ladini a Roma; tutti i rappresentanti delle altre Unioni dell’area ladina bellunese.

«Durante l’incontro», spiega l’assessore De Bon, «è stata ravvisata la necessità di ricostituire l’Istituto per sviluppare i progetti sulle minoranze già elaborati. È però in corso una riflessione sulla nuova localizzazione: non più decentrata, ma in area centrale, come potrebbe essere Belluno, più facilmente raggiungibile anche dalle località più distanti. Stiamo valutando questa possibilità. L’importanza riconosciuta della presenza di un Istituto ladino che consenta ricerche sulla conservazione della lingua ladina spinge tutti a farlo rinascere quanto prima possibile».

L’incontro è stato soddisfacente anche per Francesca Larese Filon, «È stata una bella occasione per ritrovarsi», ha affermato, «e per discutere come comportarsi in futuro. I ladini del Veneto intendono lavorare insieme per la promozione della lingua e per i progetti finanziati dalla legge di riferimento. La collaborazione nata in questo frangente è senz’altro una occasione da non perdere per conservare e valorizzare la nostra madre lingua. Da anni l’Istituto di Borca non incontrava più le sue sezioni ladine, nonostante le tante sollecitazioni in questo senso, fatte dalle unioni per discutere e fare progetti. Ora», prosegue Francesca Larese, «sembra che sia un po’ di luce e che si possano fare progetti che diano la possibilità di contribuire alla salvaguardia della lingua ladina. L’assessore De Bon sa bene quanto la lingua ladina e la cultura legate alle nostre tradizioni siano importanti. È quindi necessario fare il possibile per mantenere le tradizioni legate a chi vive nei nostri paesi e continua a parlare ladino in tutte le varianti delle vallate. È una cultura che deve essere salvata e mantenuta perché ha un grande valore sopratutto per i giovani». —



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