Michela Secco, top manager in America «Viaggiate e poi fate crescere il Bellunese»

il personaggioUna bellunese nell’Olimpo dei top manager internazionali. Partita da Cesiomaggiore, Michela Secco dopo gli studi a Venezia e l’esperienza in un’azienda specializzata nel trading, si è...

il personaggio

Una bellunese nell’Olimpo dei top manager internazionali. Partita da Cesiomaggiore, Michela Secco dopo gli studi a Venezia e l’esperienza in un’azienda specializzata nel trading, si è fatta valere nella gestione d’azienda curando una carriera importante che le ha permesso di conoscere il mondo, arrivando fino ai vertici della Waste Management, la più grande multinazionale americana nella gestione dei rifiuti.

Oggi lavora e vive a Chicago con il marito e tre figli e ai giovani bellunesi che si affacciano oggi sul mondo del lavoro dice: «Viaggiate, espandete le vostre conoscenze e se potete tornate per far crescere anche il nostro territorio».

L’avventura nel mondo del management di Michela, 50 anni quest’anno, è cominciato subito dopo l’università.

«Ho frequentato le superiori a Feltre», spiega, «poi mi sono spostata a Venezia per studiare economia e commercio a Ca’ Foscari e specializzarmi in international business, un campo che mi affascinava e nel quale sentivo di potermi trovare a mio agio. Fino al 2002 ho lavorato per una ditta di Ginevra con sede a Feltre che si occupa di importazione ed esportazione di materie riciclabili, come la cellulosa che trattavamo per le cartiere locali; nel frattempo ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito, così ho seguito il mio cuore e ho deciso di trasferirmi a Chicago, dove viveva, e la ditta per la quale lavoravo mi ha proposto di aprire un’agenzia in città per poter continuare la nostra collaborazione; così ho lavorato per loro fino al 2007 gestendone in prima persona gli affari in quella parte del mondo».

Dopo il secondo figlio, però, la manager, oggi cinquantenne, ha deciso di prendere un po’ di tempo per sé stessa e la famiglia, staccando dal lavoro per diversi mesi. Durante questo periodo, però, le offerte di lavoro non sono mancate, finché la Waste Management non si è fatta avanti riuscendo ad assicurarsi la collaborazione della bellunese.

«Ora sono a capo del gruppo internazionale più grande al mondo che si occupa di gestione di rifiuti, due passi sotto il direttore generale», continua Secco, «si tratta di una ditta pubblica con 40mila dipendenti, 35mila camion sulle strade, seconda più grande ditta di trasporti dopo Ups in America, e rientra tra le 50 aziende più importanti al mondo. Siamo il settimo esportatore più grande negli stati Uniti, abbiamo uffici in Cina, India, Sud America, Messico, Asia ed Europa. Questo mi ha permesso di viaggiare molto e conoscere il mondo. Gli Stati Uniti hanno una società meritocratica, anche se da quando c’è Trump se ne sentono di tutti i colori, e l’impegno viene sempre ripagato».

Con Belluno e la sua famiglia, comunque, il legame è sempre rimasto forte, anche grazie alle frequenti visite ai nonni da parte dei figli di 14, 12 e 9 anni, innamorati delle Dolomiti e dell’Italia.

«Oramai parlo meglio il dialetto dell’italiano», confessa, «quando ero a scuola mi appassionava molto la storia del nostro territorio e come attività extra scolastica facevo proprio dialetto. Oggi ai miei figli cerco di far imparare l’italiano e chissà che non scappi anche qualche parolina in bellunese. I nonni parlano italiano e mio figlio come seconda lingua a scuola fa proprio italiano, vorrei che rimanesse una traccia delle sue radici».

Per quanto riguarda i giovani bellunesi, Michela Secco è sicura: «Ai giovani consiglio di fare sempre un’esperienza all’estero, di uscire di casa per scoprire cosa c’è al di là delle nostre bellissime montagne, chiunque può trovare le proprie opportunità nel mondo. Non è necessario partire per non tornare mai, è bene avere come possibile obiettivo anche quello di tornare da dove si è partiti, portando con sé le esperienze e le capacità acquisite altrove, questo è molto importante per far crescere le persone e l’intero territorio. Se non fosse per mio marito che è americano sarei tornata anche io per creare qualcosa qui. Ci sono tante possibilità oggi per i ragazzi che vogliono partire durante gli studi, consiglio tutti di sfruttarle». —







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