L’incendio che non cancellò Aune

Ieri un’affollata cerimonia ha ricordato i tragici fatti del 1944
Di Anna Minazzato

SOVRAMONTE. Carlina classe 1920 è tra i testimoni dell’incendio di Aune. Lei, insieme a pochi altri. Il paesello fu preso di mira dai tedeschi nell’estate del 1944 e interamente ricostruito sulle macerie di quello bruciato con la tenacia che, si sa, contraddistingue la gente di montagna. Una folla composita si è riunita ieri per commemorare quei tragici eventi: l’11 agosto di settanta anni fa una cinquantina di SS, accompagnati da qualche soldato fascista travestito da militare tedesco, obbligarono un giovane del posto, Candino De Bortoli, ad appiccare il fuoco al proprio fienile. Le fiamme da lì divamparono e gli abitanti dovettero chiedere ospitalità ai paesi vicini.

«Una corona magnifica di persone», così l’ha definita il vescovo monsignor Giuseppe Andrich. Tanti sindaci della comunità feltrina, alcuni anche dalla provincia di Trento e da altre province, gonfaloni, rappresentanti delle forze dell’ordine, della prefettura, del gruppo alpini e bersaglieri, si sono uniti ai cittadini di Aune. Gli interventi del sindaco di Sovramonte, Federico Dalla Torre, e del presidente dell’associazione partigiani d’Italia di Feltre, Giovanni Perenzin, hanno entrambi fatto risaltare la forte capacità di pensare a un futuro migliore che ebbero allora gli abitanti. Tali considerazioni, alla luce dell’incertezza economica dei nostri giorni e nella consapevolezza che la guerra infuria ancora nel mondo sotto forma di rappresaglia e genocidio.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invece inviato un messaggio nel quale si riafferma «l’insostituibile valore della pace e della convivenza civile». Di «martirio» ha parlato il sindaco Dalla Torre, ricordando che Aune fu ricostruito dove e come era, «segno che la follia nazista non aveva debellato la voglia di stare qui». Il piccolo paese pagò il suo prezzo di morte e distruzione contribuendo al diffondersi della cultura della pace. Lo ha riconosciuto il sindaco sovramontino rivolgendosi «a quella quarantina di persone che videro quei fatti e alle nuove generazioni che da lì sono partite», donando ieri alla comunità di Aune una medaglia d’oro al valore civile.

A ritirare l’onorificenza è andato sul palco Mario Fracalanza, novant’anni compiuti, che ha raccontato la sua personale esperienza: i rastrellamenti, il paese che era stato bruciato, la fuga dai colpi di cannone, il viaggio da Pietena a Lasen e la giovinezza passata con i compagni. «Ho sempre fatto il partigiano, fino all'ultimo», ha detto. La cerimonia ufficiale si è conclusa con il corteo che, accompagnato dalla banda di Arsié, ha poi partecipato alla posa di una corona d’alloro al monumento ai caduti e a una messa officiata dal vescovo nella chiesa di Aune.

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