A Belluno la serrata delle pompe bianche: «Così saltiamo in aria»
Domani, venerdì 30 ottobre, scatta la protesta di nove distributori indipendenti o con marchio Esso: «Gli sconti Eni ci danneggiano, adeguarci a quei prezzi è impossibile. Senza interventi del Governo, lo spettro del fallimento è concreto»

Sarà un blocco totale e senza eccezioni quello che scatterà sul territorio provinciale dalle 19 di giovedì fino alla stessa ora di venerdì. I gestori delle pompe bianche del Bellunese, guidati da Sergio Fongaro – gestore del Cucagas, dell’Esso di via Col di Lana, dell’Eni di via Vecellio e di impianti a marchio Esso a Feltre, Pedavena, Santa Gustina e Sedico - sciopereranno per una giornata per protestare contro l’indifferenza del Governo rispetto alla loro situazione lavorativa. Nel mirino gli sconti che Eni ha prolungato fino a dicembre.
Insieme alle stazioni di Fongaro, si fermeranno anche il distributore Azzalini di via Agordo e il Beyfin di Sedico. La serrata sarà così radicale che non sarà possibile fare rifornimento nemmeno attraverso le colonnine del self-service e i promotori si dicono già pronti a prolungare la protesta a oltranza fino a lunedì prossimo in assenza di risposte concrete.
La guerra dei prezzi
La miccia che ha fatto saltare il banco è il prolungamento fino a dicembre della campagna di sconti aggressivi promossa da Eni, ma i problemi del settore sono anche altri e, secondo i benzinai, le questioni ora vanno affrontate per davvero.
Su pompe bianche ed Esso la situazione è considerata insostenibile perché gli impianti sono pieni di carburante che non può essere venduto, dato che il prezzo di Eni è troppo basso per essere sostenuto dai concorrenti. A causa di questi sconti folli i gestori dichiarano di aver perso il 60% del venduto.
«Adeguare i listini a quelle cifre è impossibile per le altre insegne, poiché significherebbe andare in perdita netta e non riuscire a coprire nemmeno il costo della corrente elettrica necessaria a tenere aperto l’impianto. Quella che doveva essere una promozione limitata a un solo mese si è trasformata», secondo i gestori, «in una mannaia commerciale per tutte le altre insegne e per le pompe bianche».
Il paradosso logistico di Eni
La crisi colpisce paradossalmente anche gli stessi impianti a marchio Eni che, pur essendo presi d’assalto dagli automobilisti, si trovano in ginocchio sul fronte gestionale.
Fongaro ammette infatti che «il prodotto viene consegnato a singhiozzo e con i tempi dettati dalla casa madre. Con i flussi attirati dal prezzo basso si rischia di finire il carburante e dover chiudere dopo mezza giornata e poi aspettare e sperare per le consegne».
Le richieste di Fongaro
«Chiediamo a Roma di regolamentare una concorrenza al limite dello sleale», continua, «bisogna intervenire sui prezzi di Eni perché così saltiamo in aria e il prolungarsi degli sconti fino a dicembre crea danni enormi».
«Senza un riallineamento dei prezzi che garantisca condizioni di lavoro eque per tutte le insegne, lo spettro del fallimento si fa concreto», conclude Fongaro, «se venerdì non sarà sufficiente, prolungheremo lo sciopero a oltranza» .
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