L’Anio:«I casi di osteomielite sono in aumento»

CORTINA. È sul piede di guerra Girolamo Calsabianca, segretario nazionale dell’Anio, l’associazione nazionale per le infezioni osteo articolari fondata nel 2000, unica associazione che tutela i malati colpiti da questo tipo di infezioni e che conta oggi 130 mila iscritti.
«Dopo sedici anni di battaglia con il Ministero della Salute, finalmente dal primo marzo dello scorso anno l’osteomielite è stata riconosciuta come patologia invalidante, e ora che la regione Veneto potrebbe fare cassa su questo - ammesso che si tratti di una questione economica - decide di chiudere il reparto di Cortina dicendo che i casi sono in calo. La Regione parla di diminuzione delle infezioni ossee, ma noi abbiamo dati ben diversi, e mi chiedo su quali presupposti si sia fatta un’affermazione simile. Dopo tutto il lavoro fatto da Anio per mantenere la struttura di Cortina quando sembrava fosse condannata a chiudere alla fine degli anni Novanta, ci rimango veramente male, ma non mi do per vinto, e sono pronto a tirar fuori nuovamente l'ascia di guerra».
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Calsabianca giunse al Putti in seguito ad un incidente avuto nel 1999, dopo aver contratto un’infezione ossea in ospedale.
«Ho girovagato tra ospedali in Italia, in Europa e sono giunto fino negli Stati Uniti per curarmi. Ad Atlanta mi chiesero: perché dall’Italia è venuto qui? Sono arrivato al Putti dopo che in molti ospedali mi hanno rifiutato. Sono un osteomielita cronico, ho dei problemi di deambulazione, ma al Putti mi hanno salvato, non ho perso l’arto. Casi come il mio ce ne sono a migliaia. Il Codivilla Putti ha salvato tante persone che in altri centri medici sono stati rifiutati o davano come soluzione l'amputazione».
L’Anio, nel 2003, aveva sostenuto la proposta della sperimentazione pubblico-privata, portata avanti all’epoca «come unica proposta intelligente per permettere la continuità della cura delle infezioni ossee. Oggi Cortina ha l’ospedale, e il Putti non è diventato un albergo, grazie a questa soluzione. Abbiamo appoggiato la gestione mista, perché non si possono buttare via trent’anni e oltre di competenza e di esperienza, di scienza e di ricerca».
«Sono anni che la Regione tenta di chiudere il Putti» continua Calsabianca.
«Ora siamo da capo. Mi sono studiato il documento che andrà nuovamente in Commissione martedì: la commissione dovrà dare il parere su un iter amministrativo, su un contenuto che si basa su dati tecnici. Si dice che il reparto di osteomielite sarà chiuso in quanto i casi sono in diminuzione. La Commissione dovrà supportare la sua decisione in base a dei dati, a dei numeri, non si tratta in questo caso di una scelta politica, e dovrà rinnegare la specificità della malattia. Aspetto al varco la decisione e poi eventualmente porterò la Commissione in tribunale. Dinanzi all’errore non staremo a guardare».
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