In 250 alla marcia contro l’elettrodotto Terna nel Bellunese: «Lo bloccheremo»

I Comitati civici contestano il progetto Terna e il governo. Massaro: «Faremo ricorso». Fontana: «Basta divisioni»

Marcia contro i tralicci dell'elettrodotto a Belluno

BELLUNO. Dolomiti patrimonio di Terna? È una domanda retorica, quella stampata sullo striscione che ha aperto il corteo dei cittadini, scesi in piazza ieri per contestare il progetto di razionalizzazione degli elettrodotti nella media valle del Piave. Progetto approvato dal consiglio dei ministri l’8 febbraio, perché proprio al governo spettava il compito di decidere sulla compatibilità ambientale dell’opera. Discordi, infatti, sono i pareri dei ministeri: quello dell’Ambiente ha approvato l’opera, con molte prescrizioni (tranne l’interramento in comune di Belluno, zona Piave e aeroporto); quello dei Beni culturali l’ha bocciato, senza appello. Troppi i danni che si creerebbero al paesaggio per il Mibac. Il governo alla fine ha detto ok, e la contestazione è stata vigorosa.



Quasi 250 persone hanno sfilato ieri, dalla stazione a piazza dei Martiri, per chiedere non di non fare l’opera, ma di farla bene. Interrando i cavi. «Non siamo contro il progresso, ma è lo stesso ministero dei Beni culturali a definire l’opera inaccettabile», ha spiegato il portavoce dei Comitati civici della Valbelluna, promotori della manifestazione, Gianni Pastella.

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I cittadini si sono radunati in stazione alle 9.30. Persone di Belluno, di Limana, della Valbelluna e anche di Ponte nelle Alpi, anche queste ultime dubbiose che il progetto risolverà interamente le criticità presenti nel comune. C’erano i candidati alle politiche che hanno contestato la decisione del governo e il progetto Terna. Non molti gli amministratori presenti: in prima fila c’erano il sindaco di Belluno Massaro (con alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione) e il vicesindaco di Limana Edi Fontana. «Il mio consiglio comunale, all’unanimità, ha deliberato la totale opposizione al progetto Terna», ha ricordato Massaro. «Non siamo contrari all’ammodernamento della rete elettrica, ma non vogliamo tralicci e cavi aerei sul Piave e vicino all’aeroporto». La preoccupazione è che i mezzi di protezione civile non possano più atterrare all’Arturo Dell’Oro, per la vicinanza della nuova linea elettrica. Massaro ha ricordato che il capoluogo è pronto a ricorrere contro il progetto, ricevendo gli applausi del pubblico.

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Molto apprezzato anche l’intervento di Edi Fontana: «Su questo tema, la salvaguardia del territorio, la provincia e tutti i sindaci dovrebbero essere uniti. Invece siamo divisi e cosa la nostra provincia è destinata a fallire. È ora che gli amministratori smettano di pensare solo al loro orticello». Fontana è convinto che Terna non fermerà i suoi piani a Belluno, ma che proseguirà con un altro intervento sulla linea che attraversa la Valbelluna. E che passa sopra case, scuole, centri abitati. «Ecco perché siamo convinti che anche questo progetto sia penalizzante per Limana», ha concluso.

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A passare sotto le forche caudine della contestazione civica è stato il presidente della Provincia Roberto Padrin. Si è presentato in piazza dei Martiri, ha dato la disponibilità della Provincia ad aprire un tavolo per studiare i corridoi energetici ma ha concluso il suo intervento fra i fischi.

«Ora basta, si rifaccia questo progetto che è nato male e proseguito peggio», ha concluso Gianni Pastella. «E sennò avanti con i ricorsi. Bloccheremo l’opera per anni, a danno anche di Ponte e Soverzene che hanno criticità da eliminare assolutamente. Ma non con questo progetto, che non va bene per nessuno. E se gli amministratori che ancora sostengono questo progetto hanno ancora il coraggio di parlare, lo facciano in un’assemblea pubblica, con noi e con Terna. Ma si presenti l’intero progetto. Poi vedremo chi ha veramente ragione».

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