Il Comune dà ai cittadini i campi da coltivare

FELTRE. Terreni urbani in cerca di verdure. Nasce “Orti comuni”, un progetto che l'amministrazione lancia con l'obiettivo di favorire l'auto produzione alimentare, ma anche un positivo utilizzo dei beni comuni, la sostenibilità ambientale, il recupero e la diffusione di conoscenze e tecniche naturali di coltivazione, facilitando occasioni di incontro funzionali allo sviluppo di attività ricreative, culturali e sociali.
Questo lo spirito della delibera con cui la giunta Perenzin mette a disposizione – gratis - 1,24 ettari di verde divisi in varie aree: 5.900 metri quadrati in zona San Paolo (via Cavour), 5.000 al Boscariz (via Colombo) e 1.500 alla Peschiera (via Industrie), da assegnare ai cittadini “custodi”, residenti o domiciliati a Feltre, affinché li coltivino senza scopo di lucro.
La gestione avverrà per una stagione agraria (con la possibilità di essere riconfermate) e le manifestazioni di interesse per le aree dovranno essere presentate entro il 12 aprile a mezzogiorno. Sul sito internet del Comune sono disponibili il disciplinare, le planimetrie e il foglio per la domanda. Ogni custode dovrà curare il proprio appezzamento (delle dimensioni di 50 metri quadrati per due persone e di 100 per un nucleo di quattro) e utilizzare tecniche di coltivazione naturale (agricoltura biologica) che valorizzino la fertilità del suolo con la rotazione delle colture.
L’idea. Da un lato si vedono terreni abbandonati, dall'altro sempre più persone cercano un campo dove piantare pomodori, fagioli, patate e altre verdure, o frutti, perché credono nelle potenzialità del settore primario. Il progetto vuole unire le due cose.
«Abbiamo censito le aree a destinazione agricola del Comune, individuando quelle nel contesto urbano», spiega l'assessore Valter Bonan. Scopo è «favorire le produzioni biologiche, promuovere la filiera corta, sostenere lo scambio e conservazione delle sementi antiche e della biodiversità, recuperare terreni abbandonati e assegnarne l'utilizzo per orti collettivi, scolastici, campi catalogo per sperimentare la coltivazione di varietà locali e distribuire le sementi che possono derivare da queste esperienze, oppure per usi terapeutici».
Impegni e vincoli. Vietati i prodotti chimici, «primo per garantire qualità e naturalità», dice Valter Bonan, «secondo per la tutela della salute e dell'ambiente. È anche un segnale che vorremmo consolidare». Bisognerà prendere l'acqua per l'irrigazione con contenitori propri e raccogliere il materiale organico facendo il compostaggio naturale o usando i contenitori forniti dall'amministrazione.
Quadro rurale. Si parla di «riscoprire il rapporto con la natura e i suoi tempi, con la condivisione intergenerazionale per ritrovare il gusto di mangiare i propri prodotti di qualità e favorire anche nuove forme di autonomia e decrescita economica», dice Bonan. Ai partecipanti saranno fornite assistenza e formazione tecnica, anche tramite la collaborazione di associazioni e comitati. Inoltre «è prevista un'assemblea dei custodi per discutere di coltivazione e gestione dell'orto». E per il controllo sarà istituita una commissione formata da un rappresentante comunale, un cittadino indicato dal laboratorio agricoltura-ambiente e uno dei custodi estratto a sorte.
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