Il Belluno dei bomber promosso in C2
Il 3 maggio 2003 viene scritta una pagina di storia al Polisportivo: Bassano ko e gialloblù catapultati nel professionismo

BELLUNO. La storia è passata al Polisportivo, il 3 maggio 2003. E tanti bellunesi c’erano, quel giorno. D’altronde, nell’insolito anticipo al sabato di campionato, Belluno e in generale tutto il calcio della nostra Provincia toccava il punto più alto mai raggiunto negli ultimi decenni e chissà quando mai replicabile. Gremito lo stadio del capoluogo, con più di 3000 tifosi a godersi un pomeriggio da mettere lì, nell’archivio dei ricordi.

La prima pagina del Corriere delle Alpi
Belluno - Bassano, penultima giornata, prima contro seconda. Due punti di differenza: insomma, una vera e propria finale nella quale il Belluno può contare sul doppio risultato, anche in vista del turno conclusivo della stagione. In palio c'è la C2, i professionismo, le trasferte in tutto il Nord Italia. Non avranno bisogno di un’altra partita, i ragazzi di mister Antonio Tormen: finisce 4-1 davanti alle telecamere di Rai Sport.
Apre bomber Intrabartolo, raddoppia Grande. Il Bassano non ci sta, perché capisce che dalle mani sta sfuggendo una grande occasione, e così accorcia. Timori, paure? Macché. Schiavon e Bisso completano l’opera. Poi è una festa lunghissima, iniziata allo stadio e terminata in Locanda, non senza lunghi caroselli in giro per la città.
Uno squadrone, a rileggerlo ora. I fuoriquota probabilmente più forti mai passati per il capoluogo: quattro di loro, Tomasig, Giuliatto, Togni e Schiavon hanno conosciuto poco dopo serie A e serie B. Anzi, Eros ci gioca tutt’ora in massima serie, nella Spal. E poi tutti gli altri, da Intrabartolo a Grande, da Moroni a Bee, da Gobbato a capitan Padrin e via così. Un sogno quello vissuto dai gialloblù, proseguito l’anno dopo con la salvezza in quarta serie. La retrocessione arriva nel 2005, ma d’altronde il professionismo non è cosa semplice da gestire e mantenere qui nel nostro territorio.
Tornando a quella festa, capitan Padrin è ancora emozionato nel raccontare certi momenti. «Tutti assieme creammo l’amalgama giusta, e questo permise di dar vita ad una stagione che è il punto più alto toccato dal calcio bellunese. Il merito comunque va attribuito ad una società molto forte: Tomasella, Savasta, Pavanello… La cosa più bella fu poi il ridare entusiasmo alla piazza di Belluno, che aveva vissuto anni difficili in precedenza. Mister Tormen non aveva certo la vita facile a gestire una rosa così forte. Ricordo una domenica, mi pare a Monfalcone, mi chiese di andare in tribuna perché era necessario fare delle scelte anche dolorose a volte. Non ebbi problemi, così come non li ebbe nessuno altre volte. Stavamo bene assieme, e in più si esprimeva un calcio di altissimo livello».
Padrin non continuò in C2. «L’impegno era ormai incompatibile con il mio lavoro. Comunque sono passato a svolgere il ruolo di team manager, grazie al quale ho conosciuto un altro tipo di calcio».
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