Tormen: «Fu una lotta a due, una stagione strepitosa»

BELLUNO. C’era stato il fortissimo Pordenone a sbarrare la strada verso il primo posto, l’anno prima. Però ormai a Belluno l’idea era ben chiara: adesso si punta forte alla C2. In panchina lo stesso condottiero, Antonio Tormen. «Volevamo vincere certo, anche perché con due dirigenti come Pavanello e Savasta non potevano essere diversi gli obiettivi. Partire con l’obiettivo di primeggiare però non è mai semplice, in quanto al primo pareggio si inizia a mugugnare. Neanche a dirlo, inizia il campionato e subito arriva una sconfitta 1-0 a San Vito al Tagliamento. Nel frattempo il Bassano aveva costruito una squadra altrettanto forte, allenata da Luca Gotti che adesso è il vice di Donadoni a Bologna. Fu una lotta a due per quasi tutto il campionato, ma la nostra stagione fu nel complesso strepitosa. Per dire, abbiamo battuto un sacco di record a livello italiano, tra cui ricordo in particolare i numeri eccezionali al Polisportivo: 16 vittorie in 17 partite, perdendo solo una volta contro il Cologna Veneta».
I fuoriquota comunque fanno sempre la differenza. Basta vedere le carriere di quei ragazzi.
«Esatto. Molti di loro hanno raggiunto il professionismo, eppure quell’anno lì erano perlopiù dei giovani quasi sconosciuti. Fecero molto bene, poi altrettanto fondamentale fu il gruppo dei giocatori di maggior esperienza in rosa».
Definisce ancora oggi il suo Belluno 2002-2003 come una squadra “atipica”.
«Giocavo con un 4-4-2 molto organizzato e che garantiva solidità dietro, ed infatti non abbiamo subito tante reti. Davanti invece contavamo su una coppia offensiva come Intrabartolo e Bisso, autori di 38 reti in due. Una cifra importante, quest’anno battuta da Corbanese e Rocco che hanno raggiunto quota 39. Soprattutto, però, i due centrocampisti centrali erano piccolissimi, perché né Gobbato e né Grande superavano il metro e 70, e dunque a livello aereo qualcosa pagavamo. I due attaccanti sul piano della “lotta” erano praticamente nulli e in generale un po’ indolenti. Dunque non potevo chiedere loro pressing o corse a vuoto in fase difensiva, e quindi la nostra fase difensiva si basava sul lavoro della doppia linea a 4. Poi però, quando ripartivamo, Intra e Bisso non sbagliavano un colpo nel momento in cui c’era da mettere il pallone in rete».
Atipico e vincente dunque il Belluno. Anche così si entra nella storia. (dapo)
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