Dal Pont si prende tutte le colpe: «Lite fra noi, nessun razzismo»

Lo studente si assume le responsabilità dell’aggressione al cittadino egiziano: con la vittima c’erano stati degli screzi al distributore automatico dei tabacchi. Minimizzato il ruolo degli altri cinque amici, tra i quali ci sono due minorenni

Gigi Sosso
I frame dell'aggressione
I frame dell'aggressione

Luca Dal Pont si assume le proprie responsabilità. Minimizza quelle degli amici, nel pestaggio al cittadino egiziano dello scorso mese di marzo ed esclude sia il movente razziale sia l’azione del branco.

Mercoledì mattina lo studente bellunese indagato in concorso per l’ipotesi di reato di lesioni aggravate si è confrontato una prima volta con l’avvocato di fiducia Alvise Antinucci e tiene a chiarire alcuni aspetti, proprio attraverso il legale: «È un litigio personale tra me e questa persona. C’erano stati degli screzi, al distributore automatico di tabacchi di piazza dei Martiri e nella colluttazione mi si è strappata la maglietta. A quel punto, l’ho senz’altro colpito, ma non c’è alcuna implicazione di carattere razziale e non si tratta di un’aggressione da parte del classico branco».

Pestano un uomo per strada e diffondono il video su Whatsapp: nel branco anche il figlio di un assessore comunale

Non è che Dal Pont possa dire tanto di più, dal momento che non è ancora stato sentito dagli investigatori della Squadra mobile della polizia, su delega della Procura della Repubblica. Potrà essere molto più preciso e particolareggiato, quando magari sarà ascoltato dagli agenti e dovrà firmare un verbale. L’impressione è che abbia capito la gravità di ciò che è successo quella notte, a favore di videocamere dei telefonini e sia pronto a pagarne le conseguenze.

A parte il fatto che gli altri cinque indagati, dei quali due minorenni, dovranno rispondere dello stesso reato. C’è come minimo il concorso morale, perché al di là del numero di colpi sferrato o anche soltanto simulato, non hanno fatto niente per evitare che si consumasse l’aggressione. Anzi, ridevano divertiti, prima di postare il filmato su whatsapp e condividerlo con chissà quanti altri amici, più o meno virtuali. Forse non si sono resi conto di aver fabbricato, involontariamente, la prova, ma del resto ormai si riprende tutto e si diffonde quasi altrettanto. È il meccanismo classico dei social network.

Potranno dire di essere stati ubriachi e qualcuno provvede anche a piazzare una nota birra italiana a favore di telecamera, ma questa non è certo un’attenuante. Non ricorderanno, momento per momento, la vicenda, tuttavia alla loro età la memoria non può essere già arrugginita.

Vero anche che l’imputato non giura e soprattutto non è obbligato a dire tutta la verità e nient’altro che la verità, ma le immagini del video autoprodotto e quelle girate dalle telecamere urbane di via Loreto restituiscono un film chiarissimo. Detto questo, maggiorenni e minorenni seguiranno, naturalmente, procedimenti distinti tra Belluno e Venezia, ma è ancora presto per pensarci concretamente.

Luca Dal Pont è uno dei due figli di Marco, assessore al Sociale e alle Politiche della famiglia. Il suo coinvolgimento prima e la sua più recente assunzione di responsabilità potrebbe anche provocare delle conseguenze a livello amministrativo. Uno dei membri della giunta De Pellegrin è stato più volte contattato sia martedì che nella giornata di ieri, ma ha preferito negarsi e la sua scelta va rispettata, ci mancherebbe altro.

Però qualcuno della sua stessa maggioranza o ancora di più qualcun altro della minoranza potrebbe chiedergli se non ritenga che il suo ruolo sia diventato incompatibile, al di là di tutte le garanzie indispensabili, a partire dal fatto che si sta ancora parlando di indagato e non di imputato, tanto meno di colpevole, oltre ogni ragionevole dubbio o addirittura dopo il terzo e definitivo grado di giudizio.

Non risulta che Marco Dal Pont abbia già preso qualche iniziativa in un senso o nell’altro, di sicuro non l’ha comunicata ufficialmente, al di là di garantire al proprio figlio una difesa all’altezza.

 

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