I sindaci: «E’ un dramma enorme per il Bellunese»

Padrin (Longarone), Ciotti (Pieve di Cadore) e De Carlo (Calalzo) parlano dei riflessi sul tessuto sociale ed economico dei loro paesi e della provincia

BELLUNO Una mazzata per il Bellunese. Non solo per Longarone, dove c’è lo stabilimento più importante (1200 dipendenti), ma per tutto il Cadore dove è nata la Safilo. Dal Cadore, dal Comelico, dal Friuli ogni giorno scendono centinaia di lavoratori fino a Longarone. Il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, è allibito di fronte alla portata degli esuberi previsti. Ovviamente conosce benissimo i problemi della Safilo, le paure e le preoccupazioni dei lavoratori. Ma è la portata degli esuberi che lo lascia stupefatto e preoccupato. «Ho sempre avuto contatti, anche nei giorni scorsi, con la dirigenza e con i sindacati. Per la settimana prossima è previsto un incontro con il direttore dello stabilimento. Ma questi numeri sono nuovi. La ripercussione sarà enorme, non solo per Longarone. Occorre capire adesso quali sono i numeri che riguardano il nostro stabilimento». Padrin ammette che il quadro che lui aveva in mano non è quello prospettato ieri nel vertice di Padova: «Mi sembrava che ci fosse molto impegno a trovare nuove griffe, per fare una riorganizzazione interna che potesse calmierare la situazione. Sono molto preoccupato, tutto il territorio provinciale è interessato. Sono ovviamente al fianco dei lavoratori, per cercare di salvaguardare i posti di lavoro. Farò un incontro con la proprietà, cercherò di fare la mia parte, per quel che posso».

Anche dal Cadore arrivano voci sgomente e preoccupate. Sono quelle di due sindaci che hanno molti concittadini impiegati in quella fabbrica di Longarone, il primo cittadino di Pieve di Cadore Maria Antonia Ciotti e quello di Calalzo Luca De Carlo. «Cosa fare? Che potere abbiamo?» si chiede la Ciotti. «Come possiamo bloccare un dramma così grande per le nostre famiglie? Me lo dica lei» chiede al giornalista. «Queste aziende sono diventate grandi con l’operosità dei cadorini. Ed ora siamo arrivati a questo punto. Sono scandalizzata, sono dispiaciuta, sono preoccupata. Una terra che ha dato tanto deve essere salvaguardata».

A Calalzo è nata la Safilo. Pochi anni fa lo stabilimento storico ha chiuso i battenti e a nulla sono valse le proteste, gli scioperi, le marce. Luca De Carlo, sindaco di Calalzo, è in giunta quando lo contattiamo. Sa perfettamente di cosa si sta parlando, ha appena letto il comunicato sindacale che parla di 1000 esuberi che vanno ad aggiungersi ai 518 già decisi. «È una situazione drammatica - dice - e avrà delle ripercussioni sull’intero tessuto sociale non solo del Cadore. Con la crisi che c’è adesso, è davvero dura. Non si sa tra l’altro se ci saranno e quanti saranno gli ammortizzatori sociali che il Governo è in grado di dare. È vero che ci sono i fatturati, ma ci sono anche dei valori etici che vanno presi in considerazione».

De Carlo ricorda bene cosa ha voluto dire per il suo paese e per i paesi vicini il ridimensionamento prima e la chiusura poi dello stabilimento. «Non è solo questione di posti di lavoro, ma anche dell’indotto. Penso agli appartamenti affittati, ai ristoranti, ai negozi, alle pompe di benzina. Se ne sono accorti in tanti, qui, stiamo pagando ancora adesso». Il mondo della politica si è mobilitato già ieri sera. Il Pdl regionale ha diffuso un comunicato di vicinanza con i lavoratori della Safilo. «Mi era stata descritta una situazione difficile, per questo ho allertato il ministero del lavoro chiedendo di seguire con attenzione la partita», spiega Maurizio Paniz. «Dovremo fare il possibile per scongiurare scenari drammatici in un momento già di per sè difficile. Siamo pronti alla mobilitazione», aggiunge Dario Bond.

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