«È stata una scelta pilatesca e deleteria»

BELLUNO. «Quella della Conferenza delle Autonomie Locali è una decisione pilatesca che rinvia ad altri una scelta che cadrà sul nostro territorio in maniera terribile».
I sindacati non approvano per nulla la decisione dell’altro ieri, uscita dalla Conferenza (Cal) sul riordino delle Province che era stato imposto dal governo. «La Conferenza ha derogato al proprio compito di delineare almeno un possibile scenario e questo farà sì che a Roma in modo discrezionale si deciderà del nostro futuro. E siccome l’imperativo è tagliare e risparmiare, dubito, ma mi auguro di sbagliare, che ci grazieranno. La Regione ha mancato il suo compito di esprimersi in modo puntuale, mettendo in evidenza quella specificità che è già contenuta nello Statuto regionale ma a cui si doveva dare un seguito».
A parlare è Carlo Viel, segretario della Uil bellunese. Parole che sono condivise anche dai colleghi delle altre sigle sindacali, come la Cgil e la Cisl.
«A Venezia hanno voluto scansarsi dall’obbligo di scegliere, volendo mantenere lo status quo, ma allontanando di fatto la possibilità di far emergere la nostra specificità, che deriva da caratteristiche precise di un territorio orograficamente preminente. Servivano argomentazioni forti per sostenere questa tesi, che invece non si sono volute dare. Quello che non approvo è il metodo usato», conclude Viel.
Critica il fatto che la specificità tanto decantata a destra e a manca da tutti i partiti non sia stata sostenuta in modo adeguato, anche il segretario della Camera del lavoro, Ludovico Bellini. «In questo modo le persone poco lungimiranti che governano il Veneto hanno deciso di non riconoscerla e questo è negativo».
Si dice stupita anche Anna Orsini, segretaria della Cisl. «Non ho letto il documento», ammette, «ma dalle sintesi che ho visto, la scelta di mantenere la situazione esistente temo non ci premierà. Per Belluno le motivazioni per mantenere questa Provincia, che significa non solo mantenere un ente ma anche i posti di lavoro, oltre che garantire una dignità ad un territorio difficile, era tutta nella specificità. Da Roma ci chiedono di ridurre le spese e gli enti: presentarsi a questo appuntamento con un nulla di fatto, con un testo che non affronta il problema in concreto, non va bene e temo non verterà a nostro favore», continua Orsini.
Critico anche il presidente della Camera di Commercio, Paolo Doglioni, sulla scelta della Cal. «Mi pare che sia stato fatto un autogol, anche se dobbiamo aspettare per dire l’ultima parola. Alla fine, però», prosegue Doglioni, «tutto ancora passerà sopra di noi, anche se possiamo influenzare le scelte facendo sentire la nostra voce». Il presidente dell’ente camerale si affida, quindi, «al buon senso dei politici che dovranno scegliere per noi e che mi auguro possano comprendere quale sia la nostra peculiarità, possano così riconoscerla nel modo migliore, cioè lasciando la Provincia che non è intesa soltanto come ente, ma con tutto quello che ci gira attorno».
Paola Dall’Anese
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