«Costruire un’umanità migliore»

LONGARONE. Il nuovo vescovo Renato Marangoni ha scelto Fortogna e il cimitero delle vittime del Vajont per la sua prima visita a Longarone. Il presule ha prima incontrato tutti i sacerdoti della forania, che comprende le zone di Longarone, Castellavazzo, Zoldo e Ospitale. Poi la visita al cimitero in ricordo alle vittime del disastro, accompagnato dal sindaco Roberto Padrin. Come suggello la messa nella vicina chiesa del cimitero, concelebrata con i parroci di Longarone don Gabriele Bernardi e don Mirko Pozzobon, alla presenza anche di Luca Sartori, il giovane diacono di Castellavazzo che tra poche settimane sarà ordinato sacerdote a Belluno.
«Il Vajont è un bagaglio pesante – ha detto don Bernardi – di dolore e di morte, ma anche di solidarietà e rinascita». «Il mio pensiero di carità e speranza va alle vittime e ai superstiti – ha detto il vescovo - affinché questa tragedia ci possa far riflettere nel costruire una umanità migliore. È importante che tutti, dai semplici cittadini a chi svolge ruoli pubblichi, portino sempre avanti il loro impegno. Questo è un luogo davvero suggestivo: mi ha impressionato vedere il lungo corridoio nel mezzo del cimitero con alla fine un’apertura di luce. Credo che questo sia un perfetto simbolo della speranza» . Spazio per un ricordo sulla tragedia: «Nel mio paese natale, Crespano del Grappa, il Vajont è stato molto sentito perché tra le vittime ci fu una famiglia di Crespano che nel 1963 gestiva la farmacia di Longarone (i Basso Solari con 7 membri che perirono quella notte, ndr). Fu quindi una triste vicenda vissuta da tutta la nostra comunità e le emozioni provate sono sempre forti e le ho rivissute venendo qui».
«Ringrazio il vescovo per scelta di venire qui – ha detto il sindaco Padrin – abbiamo visitato il museo del portale e reso omaggio alla tomba del vescovo Gioacchino Muccin di cui quest’anno ricorrono i 25 anni dalla morte e per cui stiamo preparando un evento commemorativo a cui monsignor Maragoni è invitato, così come alle varie celebrazioni per il prossimo 53° anniversario de disastro».
Marangoni, nello stile sobrio e informale che lo sta distinguendo in questo avvio di episcopato, si è infine fermato a salutare personalmente tutte le decine di fedeli presenti: «Grazie a tutti i volontari che si impegnano per la chiesa e la parrocchia, vi saluto ma è solo un arrivederci perché ho voglia di rivedervi presto!».
Enrico De Col
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