Capotreno condannato, scoppia il caso

Trenitalia assicura sostegno e copertura legale al suo dipendente: sui convogli veneti 28 aggressioni nel corso del 2017
gian paolo perona- perona- belluno- arriva il nuovo treno swing
gian paolo perona- perona- belluno- arriva il nuovo treno swing
BELLUNO. Tutt’intorno la bufera. Lui, invece, «è sereno e non ha nulla da rimproverarsi» spiegano i suoi avvocati, tanto che è tornato regolarmente a lavorare. Il caso di Andrea Favaretto, dipendente di Trenitalia condannato dal tribunale di Belluno a 20 giorni di reclusione per tentata violenza privata durante il controllo di un biglietto a Santa Giustina, ha acceso i riflettori sul problema della sicurezza dei treni ottenendo sia la solidarietà del presidente della Regione Luca Zaia che quella della Filt Cgil.


L’appoggio di Trenitalia.
In attesa delle motivazioni della sentenza, per le quali il giudice si è riservato 90 giorni, Trenitalia ribadisce la sua vicinanza al dipendente, originario di Treviso ma residente a Selvazzano (Padova) nei confronti del quale non è stato preso nessun provvedimento disciplinare. L’azienda gli ha garantito assistenza legale e continuerà a farlo anche negli ulteriori gradi di giudizio. «Molto probabilmente faremo ricorso» spiegano i legali Jenny Fioraso e Giorgio Azzalini, «il nostro assistito, incensurato, non ha nulla da rimproverarsi. È stupito e dispiaciuto».


La situazione sui convogli.
Una vicenda strettamente connessa alla sicurezza sui treni veneti, dove nel 2017 si sono verificate 28 aggressioni verbali e fisiche. L’evasione si aggira sul 3,5-4%, un comportamento che si traduce in un danno per la comunità e che se impunito rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Non stupisce quindi che la notizia della condanna di un collega si sia diffusa a macchia d’olio nelle stazioni.


La ricostruzione della vicenda.
I fatti risalgono a novembre 2014 e si svolgono in stazione a Santa Giustina, dove è in arrivo il treno sul quale opera Favaretto. Poco prima i controllori sono stati avvisati che sul treno precedente viaggiava un passeggero con un biglietto contraffatto e che, per questo motivo, era stato fatto scendere a Santa Giustina. Quando il treno arriva in stazione - secondo quanto ricostruito dai legali di Favaretto sono le 20.06 - il controllore procede alla verifica dei titoli di viaggio dei passeggeri a bordo del treno e si imbatte in Anyanwu Festus Amaechi. Gli chiede di esibire il biglietto ma non ottiene risposta, essendo l’uomo impegnato in una conversazione telefonica. A quel punto Favaretto prende le sue borse e le porta fuori dal treno, circostanza che gli costerà una prima imputazione per violenza privata che ora rischia di trasformarsi in abuso d’ufficio.


Intervengono i carabinieri.
La vicenda si sposta quindi fuori dal treno, sui binari della stazione. Lì, secondo quanto denunciato dallo stesso Favaretto, il passeggero avrebbe alzato le mani nei confronti del controllore colpendolo con uno schiaffo e dei calci sulle gambe. Le accuse a carico di Amaechi sono confluite in un processo che tuttavia è stato sospeso perché l’uomo risulta irreperibile. Favaretto chiama i carabinieri e, di fronte a loro, pronuncia la frase «Se non sali non ti denuncio» che viene riportata nei verbali e gli costa, d’ufficio, l’accusa di tentata violenza privata. A quel punto il passeggero esibisce un biglietto regolarmente timbrato, che in teoria gli avrebbe dato diritto di salire sul treno. Entrambi, però, rimangono a terra.


Un processo delicato.
La vicenda approda quindi in tribunale a Belluno: l’udienza si è svolta mercoledì di fronte al giudice Domenico Riposati. A fronteggiarsi in aula l’avvocato dello studio Azzalini Jenny Fioraso e il pubblico ministero Giuseppe Gulli. L’imputato, sentito in udienza, ricorda di aver pronunciato la frase «Se sali ti denuncio» (contestata dalla Procura) e riferisce di un clima molto confuso. Anche l’ora in cui viene timbrato il biglietto non aiuta fare chiarezza: il biglietto sarebbe stato timbrato alle 20.10 ma il passeggero aveva dichiarato di aver obliterato poco prima dell’arrivo del treno, risalente a 4 minuti prima. Orari che, secondo i legali di Favaretto, smentiscono la ricostruzione di Amaechi. La Procura ha chiesto una pena minima, di 20 giorni, per la tentata violenza privata mentre per l’episodio dei bagagli ha chiesto l’assoluzione.


La sentenza.
Il giudice ha accolto le richieste del pm (con pena sospesa) ma ha disposto la trasmissione degli atti relativi ai bagagli in Procura con l’ipotesi di abuso d’ufficio. Un reato che, a differenza della violenza privata, ricade sulla figura di pubblico ufficiale incarnata da Favaretto in quel momento e che deve essere affidata ad un giudice collegiale. Se a questo si aggiunge il probabile ricorso, la certezza è che di questa vicenda si continuerà a parlare.


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