Antico ex voto di metallo trovato tra gli schianti di Vaia

ALPAGO. “Secundus Sertorius V.S.L.M (votum solvit libens merito)”. Salvo alcune lettere non ancora identificate nel loro significato, queste sono le iscrizioni latine, puntinate, contenute in una lamina, probabilmente in bronzo, a pelle di bue, rinvenuta da Sandro Bortoluzzi del Gruppo archeologico del Cenedese. L’annuncio arriva dall’archeologo Eugenio Padovan.
La lamina è stata trovata durante i lavori boschivi per il recupero del legname sradicato dalla tempesta Vaia e immediatamente consegnata ai carabinieri di Puos.
La lamina, con la sua forma a pelle di bue, richiama gli ex voto dell’Età del Ferro al pari di quelle venute in luce nella stipe votiva di Lagole (VI secolo a.C. - IV secolo d.C.), ma pure di quelle degli inizi del periodo romano rinvenute nel santuario del Monte Calvario di Auronzo (II secolo a.C. – VI secolo d.C.). Le sole varianti sono, per i santuari cadorini, la presenza di iscrizioni venetiche e, a riguardo del santuario del Monte Calvario, rispetto a quello di Lagole, l’assenza di figurazioni incise.
«Seppure gli studi e le conoscenze, sugli insediamenti e le frequentazioni antiche, non siano molto approfonditi», spiega Padovan, «va ricordato come lungo le pendici del Col Visentin vi potesse essere un tracciato romano che raggiungeva Polpet innestandosi con la via che saliva da Feltre per la Valbelluna attraversando la Valle del Piave fino al Passo di Monte Croce Comelico e, solcando la Val Pusteria raggiungeva Augsburg (Augusta) in Germania. Mentre, per il segmento dai Coi de Pera a S. Croce, vanno rammentate le intuizioni di Francesco Prest e Gildo De Min. Ma più in generale le scoperte viarie del topografo calaltino Alessio De Bon che sul finire degli anni Trenta percorse e indagò stratigraficamente molto tratti di questo tragitto».
Sabato 25 maggio il Gruppo archeologico del Cenedese ha presentato a Vittorio Veneto il volume LXXXIX “Dalla Preistoria all’Alto medioevo nell’Antico Cenedese”. Sono gli atti dell’incontro di studi per i 40 anni di fondazione del sodalizio, svoltosi il 15 e il 22 ottobre del 2016. «In quelle 400 pagine vi è inserito pure un mio contributo dal titolo premonitore “La Via dei Santuari” e attiene anche gli ambiti della scoperta», spiega Padovan. —
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