Prostituzione: sfruttate 23 donne asiatiche, vivevano segregate negli alloggi

I clienti dei finti centri benessere di Ponte nelle Alpi, Sedico e Santa Giustina sono stati sentiti come testi: erano anche sette al giorno per struttura. Il costo delle prestazioni variava da 40 a 100 euro

I contraccettivi nascosti in uno dei finti centri benessere
I contraccettivi nascosti in uno dei finti centri benessere

Sono state individuate fino a 23 donne impiegate nei tre centri di pseudo massaggi chiusi dai carabinieri: sono tutte persone di origine asiatica, tra i 40 e i 50 anni. Parlano a malapena l’italiano.

I carabinieri hanno accertato che vivevano in una condizione di totale sudditanza all’interno degli appartamenti nei quali “lavoravano”: non uscivano quasi mai, trascorrevano il tempo in abiti succinti in attesa dei clienti o guardando video sui cellulari, dipendendo in tutto e per tutto dal sistema.

Durante le perquisizioni effettuate e durante gli accessi in seguito all’indagine, gli investigatori hanno ben annotato le condizioni di vita nei locali: sui banconi alimenti, ciotole di pomodorini, teglie di pizza, tranci di dolci, ma anche confezioni di profumo e via di questo passo. Insomma, condizioni che lasciavano capire che le donne vivevano in quei locali, senza poter uscire chissà quante volte e in chissà quali occasioni.

Poi l’arredamento, con divani a qualche piazza coperti da teli casalinghi. E scatole e borse dello shopping nelle quali sono state ritrovate anche le somme di denaro in contante, frutto dell’attività di sfruttamento delle ragazze impiegate.

Le prestazioni erano rigidamente tariffate: 40-50 euro per rapporti orali, fino a 100 euro per rapporti completi protetti. Il denaro veniva preteso in contanti dai capi e veniva subito occultato in borse o in altre stanze degli stessi centri massaggi. A fine giornata, le ragazze dovevano rendicontare l’incasso alla “capa” tramite messaggi e appunti cartacei.

E i clienti? Erano tantissimi. Anche le prestazioni erano più che numerose: i carabinieri hanno contato una media di circa sette clienti al giorno per ogni struttura, con un viavai continuo ogni 20-30 minuti. Nel solo centro di Sedico, in due settimane di monitoraggio, sono stati accertati 106 ingressi da parte di soli uomini.

E, per quanto non possa essere considerato un punto meno avvilente dell’intera vicenda, «le stesse donne sfruttate non avevano alcuna autonomia di contrattazione» spiegano gli inquirenti.

I clienti dei centri, da quel che risulta, appartenevano alle più diverse fasce sociali e anche alle più diverse età. Gli investigatori li hanno anche sentiti in qualità di persone informate sui fatti, perchè raccontassero il tipo di attività che si svolgeva nei centri di massaggi. Testimonianze che hanno confermato le dinamiche che c’erano all’interno dei locali, audizioni che hanno dato riscontro di quel che già appariva come un inequivocabile quadro accusatorio contro gli organizzatori della rete di sfruttamento.

Durante gli appostamenti e gli accertamenti delle pattuglie, il via vai di auto da e per i tre centri sono stati adeguatamente monitorati e qualcuno è stato anche ripreso, proprio per testimoniare la situazione.

Non a caso alcuni video mostrano in maniera stilizzata l’andirivieni delle vetture che parcheggiano nei pressi di questi locali.

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