Alberghi chiusi sul Nevegal: «Non lavoriamo per rimetterci»

BELLUNO. «Non sono gli albergatori la causa dei problemi del Nevegal». Sbotta Fabio Da Col, titolare dell'albergo Pineta, che gestisce da vent'anni. La sua è fra le attività che quest'inverno erano...

BELLUNO. «Non sono gli albergatori la causa dei problemi del Nevegal». Sbotta Fabio Da Col, titolare dell'albergo Pineta, che gestisce da vent'anni. La sua è fra le attività che quest'inverno erano chiuse, e sono finite sotto “accusa” per non aver dato disponibilità di camere, quando arrivavano richieste anche piuttosto corpose.

«Si continua a leggere che il problema del Nevegal sono le strutture alberghiere chiuse, mentre la richiesta di posti letto c’è. A dirlo sono alcuni “esperti”», inizia Da Col. «Questi “esperti” hanno già dimenticato che nell’autunno 2012 nemmeno si sapeva se gli impianti avrebbero aperto. A quel punto, i gruppi organizzati e quelli delle settimane bianche hanno disdetto e sono andati in altre località. Gli albergatori, danneggiati da questa situazione, adesso vengono indicati come causa dei problemi. È paradossale».

Da Col parla a titolo personale, ma ha discusso del problema con altri gestori. «Se non si ha la certezza che arrivino i gruppi, tenere aperto l'albergo e sperare che si fermino a dormire i turisti non conviene. Si va in perdita».

Il perché è presto spiegato: «Un albergo non è un chiosco e in inverno i costi di gestione sono talmente alti che con pochi clienti non si guadagna. Anzi, si perde solo, e un'attività in perdita non sopravvive. Lo capisce qualunque persona di buon senso».

Da Col lavora al Pineta da 20 anni. All'inizio ha provato a tenere aperto l'albergo, in inverno, ma a fine stagione i conti non tornavano mai. C'era sempre il segno meno. «Da stagioni così, si esce con le ossa rotte e non sono più in grado di sostenerle. In Nevegal si può tenere un albergo aperto in primavera e in estate. In inverno solo se esistono le condizioni. Altrimenti non conviene. C'è il personale, ci sono le bollette. Le fatture non te le paga nessuno, e quindi nessuno può chiedere di tenere aperto lavorando in perdita».

Ma se le richieste di camere c'erano, perché non aprire “in corsa”? Da Col dice di non aver ricevuto prenotazioni: «Nessuno mi ha scritto mail o telefonato. E nessuno mi ha mai chiesto di collaborare per il Nevegal, a dirla tutta».

A proposito di collaborazione. Da Col è disposto a offrirla, ma dipende dalle condizioni: «Cosa devo dare? Per la promozione ci sto. Se si tratta di organizzare pacchetti ad hoc ci sto. Sto lavorando con alcune agenzie per portare turisti dal Brasile per esempio. Ma io devo fare i conti a fine mese. D’accordo che serve sinergia, intanto però andiamo avanti con le nostre forze. Dopotutto una cosa l’abbiamo imparata: in Nevegal gli “esperti” passano ma i problemi restano».

Alessia Forzin

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