La birra con la filiera corta mette d’accordo tutti

Quattromila persone in tre giorni consacrano la produzione di Pedavena Premio alla coop La Fiorita e appello agli agricoltori: serve ancora più orzo
Di Laura Milano
Pieve di Cadore, 24 settembre 2006. L'elicottero del Suem
Pieve di Cadore, 24 settembre 2006. L'elicottero del Suem

PEDAVENA. Sono migliaia di quintali di orzo quelli conferiti dai produttori locali alla fabbrica di Pedavena e ne servirebbe molto di più. Ed è con questo auspicio, con l'inno a un raccolto sempre più fecondo, che si è celebrata ieri la Festa dell'orzo delle Dolomiti con la simbolica consegna del prezioso cereale alla Fabbrica di Pedavena. In una cornice di straordinaria partecipazione con oltre duemila persone che hanno visitato lo storico stabilimento nel fine settimana (tutte le prenotazioni sono andate esaurite, così come quelle per i corsi di degustazione), nella giornata di ieri si è dedicato anche uno spazio di tipo etno-scientifico alla birra fra qualità organolettiche, fra storia, cultura ed edonismo sociale. Nella tre giorni dedicata alle preziose messi che contribuiscono a fare della Castello la birra di qualità, si sono contate, sia pure empiricamente, quattromila presenze distribuite fra gli stand con i prodotti delle terre nostre, le tavolate, i punti di spillatura, in attesa della coreografia dell'epilogo: una ventina di trattori, fra cui un prototipo del 1935 hanno sfilato, precedendo i tamburini di santo Stefano che hanno fatto la corte d'onore attorno alla regina dell'orzo: una miss in carrozza trainata da una pariglia di cavalli con una spiga d'orzo consegnata simbolicamente al mastro birraio, colonna portante della storica azienda, Gianni Pasa. Alla presenza del sindaco di Pedavena, De Bortoli, e di colleghi di Feltre e di altri Comuni feltrini, è stato consegnato il premio alla cooperativa La Fiorita, nelle mani del presidente Eugenio Garlet, per il contributo che i soci produttori hanno dato e daranno nel futuro al nettare prezioso, quello che Ippocrate chiamava la tisana d'orzo.

E di orzo c'è sempre bisogno. Così, nell'ambito dell'accattivante convegno su “Orzo e birra tra salute e piacere”, dal consigliere nazionale Slow Food Stefano Sanson è venuto l’appello a equiparare, sia come coltura che come cultura, la birra di qualità al vino. Una prerogativa, sostenuta da un progetto specifico che incassa l'appoggio dei consiglieri regionali Bond e Reolon presenti alla festa, e che consente di perseguire la mission di salvaguardare i piccoli produttori e di educare alla cultura del cibo. L'obiettivo, rilanciato dal consigliere Slow Food, è che la provincia diventi un distretto rurale di qualità «dove magari il mais possa lasciare spazio ad altre coltivazioni e produzioni». E di orzo, lo si è detto in premessa al convegno, ce ne sarebbe sempre più bisogno per una birra che non ha segreti ma solo tracciabilità a chilometri zero.

Ippocrate consigliava ai pazienti dell'antichità, come medicamento per tutti i mali, la tisana a base di orzo, antesignana della nostra birra. Con gustoso piglio affabulatorio il docente di scienze biomediche dell'università di Verona, Andrea Sbarbati, non ha potuto sottacere gli effetti benefici della birra che si riflettono sul sistema cardiovascolare, renale, immunitario, sull'assetto lipidico (con l'aumento del colesterolo buono). Per non parlare dei contenuti in acido folico e vitamine del gruppo B, delle presenza di polifenoli e flavonoidi che permettono di mantenere giovani le cellule, della moderata azione gastroprotettiva e di quella antinfiammatoria. Una bella sfida, ha ammesso il medico, parlare bene dell’alcool ad una popolazione dove il 70 per cento delle persone, ad eccezione di bambini, astemi e astinenti, bevono tutte. Va da sé, si è affrettato ad aggiungere il docente, che è sempre la moderazione a fare la differenza. E che viceversa adottare il principio fai da te che se un bicchiere fa bene, dieci fanno ancora meglio, espone ai problemi da tutti ben conosciuti.

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