«Basta con i disagi» da sindaci e utenti arriva una proposta

PONTE NELLE ALPI. Binario morto bellunese. Sindaci, amministratori e rappresentanti di movimenti e comitati si sono ritrovati ieri mattina alla stazione ferroviaria di Ponte per fare il punto sulla situazione di disagio e incertezza che caratterizza il servizio ferroviario nel Bellunese e nell’alto Trevigiano.
Tutti insieme hanno sottoscritto la proposta di un incontro definito tecnico-politico con l’assessore regionale Renato Chisso, preoccupati per il nuovo assetto degli orari e delle corse contenuto nella bozza deliberata dalla Regione che «per come è strutturata lascia supporre un ulteriore scadimento del servizio nelle zone di montagna e manca di requisiti tecnici strutturali. Una mossa che sembra alludere a un suo vero e proprio smantellamento», ha affermato Enrico Caberlotto del comitato vittoriese “Treno dei desideri”.
Dalla protesta per uno stato di cose già penalizzante, ora si intende passare alla proposta tramite un documento che analizza la situazione e suggerisce alcune soluzioni «che comporterebbero minori costi di quelle attuali e di quelle pronosticate», sottolineano gli utenti del treno che chiedono ascolto alla Regione. «Più il servizio è scadente più la gente si allontana da questa modalità di trasporto», avvertono.
Corse soppresse, ritardi, fasce orarie scoperte, incremento dei cambi di treno sulle tratte che collegano la montagna con le città di pianura, Padova e Venezia in testa. Questo «a danno di un significativo pendolarismo, prevalentemente studentesco, centrato sui maggiori centri scolastici e amministrativi come Belluno e, in misura minore, Feltre, Montebelluna, Vittorio Veneto, Castelfranco e Conegliano, che si svolge anche su distanze significative come la tratta Calalzo-Belluno». Ma anche lavoratori, massaie e pensionati: «Una esigenza di mobilità che interessa in larga misura fasce di popolazione particolarmente deboli perché con un basso reddito e impossibilitate ad utilizzare mezzi privati».
Ecco un esempio di analisi contenuto nel documento regionale sul cadenzamento di orario e relativa controproposta: «Nel cadenzamento prospettato, gli arrivi e partenze a Belluno siano calibrati attorno al minuto 0 dell’ora in questione. Nella fascia pendolare studentesca tale ipotesi è completamente fuori luogo, perché gli studenti arriverebbero a Belluno troppo presto o troppo tardi rispetto all’ora di inizio delle lezioni. Considerazioni analoghe si possono fare per l’ora di uscita dalle scuole. Sarebbe quindi utile avere l’orologio di Belluno centrato al minuto 30 oppure rinforzare l’offerta nelle ore interessate».
I comitati di area bellunese e vittoriese sottolineano il fatto che la Regione non ha condiviso la delibera con quei movimenti e associazioni che rappresentano l’utenza ferroviaria più vicina alla montagna: «Non ce l’hanno nemmeno fatto vedere», dicono. Gli stessi dunque chiedono di poter discutere il nuovo orario con Chisso e i tecnici: «A Federconsumatori è stato presentato, ai pendolari no. Ora invieremo una richiesta ufficiale all’assessore per poter discutere su orari, corse e ritmi di carico».
Sotto accusa dunque una delibera «che introduce rotture di carico e soste prolungate a Ponte, Castelfranco e Conegliano. In particolare a Conegliano l’attesa prevista stabilmente per la “coincidenza” è di 18-19 minuti, causando un inaccettabile allungamento dei tempi effettivi di percorrenza da e verso le città della pianura. Nel Bellunese il servizio è infelicemente impostato su tre linee: Calalzo – Ponte, Padova – Ponte e Conegliano - Belluno. Per uno spostamento Longarone – Belluno la rottura di carico a Ponte (8-9 minuti) allontanerà ulteriori viaggiatori dai treni agevolando la chiusura della linea per Calalzo».
Per gli utenti della rotaia sarebbe, quindi, da preferirsi una impostazione con servizi che afferiscano tutti al capoluogo: Calalzo – Belluno, Padova – Belluno e Conegliano – Belluno. «Con l’orario attuale è prevista una coppia di treni tra Belluno, Feltre e Venezia via Montebelluna-Treviso, che con la nuova bozza sparirebbe creando una inaccettabile duplice rottura di carico a Montebelluna e Treviso».
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