Dolomiti Unesco Bolzano non versa i 25 mila € per l’Expo

BELLUNO. Nuova polemica tra Belluno e Bolzano. Palcoscenico palazzo Balbi, sede della giunta regionale. L’ha attizzata Oscar De Bona, presidente di Longarone Fiere, a proposito di “Expo Dolomiti patrimonio dell’Umanità”. Le cinque province interessate hanno detto di sì, ancora l’anno scorso, all’esposizione e si sono impegnate per un contributo ciascuna di 25 mila euro.
«Da Bolzano non abbiamo ricevuto un euro» denuncia (politicamente) De Bona, davanti al presidente Luca Zaia e ai suoi assessori, in particolare Marino Finozzi che venerdì mattina taglierà il nastro della seconda edizione, in agenda fino a domenica, con la visita, sabato, del ministro dell’ambiente Corrado Clini, anche nella sua veste di presidente della Convenzione delle Alpi.
«Sappiamo che il governo, con la spending review, ha tagliato parte dei trasferimenti a Bolzano, ma, a quanto ci è dato conoscere, non fino a ridurlo all’indigenza, alla povertà. 25 mila euro per il presidente Durnwalder dovrebbero essere bruscolini. O quasi. E, invece, no. A Bolzano paiono intenzionati a risparmiare anche su questo versante».
«Anche perché», maligna qualcuno a margine della conferenza stampa di Palazzo Balbi, «al Sud Tirolo non interessa promuovere le Dolomiti nella parte bellunese, che costituisce la maggior parte del territorio». «È vero» annuisce De Bona. Il quale fa comunque sapere di aver invitato Durnwalder alla fiera, insieme al presidente della Provincia di Trento, Lorenzo Dellai. Dellai ha assicurato che ci sarà. Durnwalder no, probabilmente verrà il suo assessore Bergher. I padiglioni di Bolzano comunque ci saranno. E promuoveranno le bellezze di quel territorio.
«La provincia di Belluno è oggi un territorio in sofferenza, in gravi difficoltà, e la regione Veneto si sente ancora più vicina al territorio, per sostenere lo sforzo che sta facendo di necessario riscatto», ha sottolineato il presidente della Regione, Luca Zaia, ribadendo, a margine, che lui non vuole declassare l’autonomia né di Bolzano né di Trento, ma che pretende dallo Stato «più autonomia, più federalismo per il Veneto», anzi «più indipendenza». «Se il Veneto fosse indipendente, i problemi del Bellunese sarebbero già risolti».
Compreso quello del proseguimento dell’autostrada Venezia-Monaco, ferma a Pian di Vedoia e in corsa per arrivare fino alle porte del Cadore (deciderà prossimamente il Cipe). Sarà interessante, a questo riguardo, conoscere il pensiero del ministro Clini, da presidente della Convenzione delle Alpi, che dispone di un protocollo, quello dei trasporti, che impedisce l’attraversamento autostradale del confine. Clini non potrà che confermare questo divieto.
Ma fino alla frontiera, nel nostro caso al monte Cavallino, l’autostrada potrà arrivare, il protocollo non glielo impedisce. Meglio ancora se proseguirà sotto forma di superstrada. Per questo e per altri motivi, la seconda edizione dell’Expo è molto attesa ai piedi delle Dolomiti. Anche perché, ha spiegato ieri l’assessore Finozzi, «vogliamo partire da qui per compiere un cammino che renda le Dolomiti coprotagoniste di Expo 2015». Belle parole, indubbiamente. E tali resteranno se continuerà la marginalizzazione del territorio bellunese. Ma ecco la novità: l’informatizzazione delle terre alte. Una vera e propria rivoluzione digitale, così la definisce Finozzi, portata avanti in collaborazione con il Cai, per un’informazione specifica per il mondo che frequenta l’alta montagna. Sette rifugi alpini sono già dotati di collegamento alla banda larga satellitare, cosa che permette già oggi di navigare, mandare mail e connettersi ad alta velocità in quota. «Il progetto – spiega Finozzi – è quello di dotare altri trenta rifugi della stessa tecnologia, cosa che renderà la montagna un posto pìù sicuro, ma anche più facilmente usufruibile».
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