I sindaci scendono in campo per salvare l’ente Provincia

BELLUNO. Fare fronte comune per salvare la Provincia di Belluno? I sindaci dicono sì. E lo fanno attraverso un documento che è stato discusso ieri e che i Comuni bellunesi faranno proprio mettendolo come ordine del giorno dei Consigli comunali, impegnandosi a trasmetterlo poi alla Conferenza Regione-Enti locali e alla Giunta e Consiglio del Veneto.
Erano 62 i primi cittadini della Provincia presenti ieri mattina all’incontro organizzato dai consiglieri regionali Dario Bond, Sergio Reolon e Matteo Toscani. Assenti giustificati Ennio Vigne (Santa Giustina) e Andrea De Bernardin (Rocca Pietore, che ha anche mandato una lettera in cui dichiara di essere favorevole a iniziative per salvaguardare l’unità della Provincia).
Non presenti anche i sindaci di San Pietro di Cadore Silvano Pontil Scala e di Forno di Zoldo Camillo De Pellegrin (che nei giorni scorsi avevano annunciato l’intento di non partecipare), oltre ai primi cittadini di Sospirolo, Puos d’Alpago, Fonzaso e Alleghe.
«Far sentire la voce del Bellunese è assolutamente urgente per condizionare le scelte imminenti», ha evidenziato in apertura Gian Candido De Martin, docente di diritto pubblico e direttore del centro di ricerca sulle amministrazioni pubbliche "Vittorio Bachelet". Urgente perché il tempo a disposizione per salvare la Provincia sta scadendo: mancano infatti poco più di due mesi alla data “fatidica” del 24 ottobre, entro la quale la Regione deve formalizzare una sua proposta al Governo per il riassetto delle Province venete, sulla dei criteri stabili dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri il 20 luglio scorso.
«Se la Regione non elabora la proposta entro il termine fissato», ha fatto presente De Martin, «lo Stato si muoverà autonomamente. Quindi il mio appello e che tutti i Comuni convochino i Consigli in seduta straordinaria entro metà settembre. L’obiettivo è riuscire a convincere il Governo del fatto che è necessario mantenere la Provincia anche se non raggiunge il minimo di popolazione (350mila abitanti) imposto dalle legge 135 del 2012 e dalla successiva deliberazione».
Il documento uscito dal confronto di ieri insiste sul fatto che «l’unità della Provincia non può essere modificata in nome di astratti criteri demografici», anche perché «si tratta di una Provincia totalmente montana e di un territorio con peculiari esigenze di autonomia e autogoverno», per cui «la Regione ha riconosciuto nel proprio recente statuto la condizione particolare».
«Proprio questo è uno nostro punto di forza», ha sottolineato il sindaco di Belluno Massaro, «e un qualcosa in più anche rispetto a Sondrio, che come noi è totalmente montano e con cui stiamo svolgendo un percorso trasversale. E all’interno del nostro territorio dobbiamo essere uniti: lasciamo da parte rendite e speculazioni politiche».
Insomma, prima di tutto la rivendicazione dell’unità della Provincia. «Bisogna capire che se siamo in grado di mantenere un orientamento unitario», ha detto ancora De Martin, «abbiamo molte più possibilità di ottenere una deroga. Al di là di tutte le altre questioni, il presupposto è riconoscersi tutti come Bellunesi, condividendo il senso dell’esistenza dell’ente Provincia e con una presa di posizione collettiva». E le spinte referendarie? Secondo molti sarebbero da “sospendere”, almeno per il momento.
«Non c’è nessun giudizio su chi ha già avviato l’iter», ha precisato il sindaco di Feltre Perenzin, «ma sarebbe da valutare l’opportunità di soprassedere almeno per i prossimi due mesi, per non risultare contradditori. E non dobbiamo soffermarci solo sul tema identitario, ma anche sulla sostanza, ossia sul fatto che il nostro territorio ha bisogno di un ente intermedio tra i Comuni e la Regione».
Di opinione un po’ differente il primo cittadino di Ponte De Menech, che ha chiesto l’inserimento nel documento di un emendamento che sottolinei la necessità della Provincia in un contesto in cui le spinte referendarie sono dei veri e propri “gridi di dolore” ed espressioni di disagio.
«Se spiegato bene», ha detto, «può essere un punto a nostro favore». E se l’onorevole Maurizio Paniz ha tenuto a precisare che «il testo del Governo non è blindato», assicurando anche la disponibilità del ministro Patroni Griffi, De Martin ha auspicato che «tutti i parlamentari veneti arrivino a sottoscrivere una proposta di legge a riguardo dei troppi privilegi di Regioni e Province a Statuto speciale».
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