Volley. Mastrangelo prepara l’A2 «Belluno è come Reggio Emilia»
Il coach del Belluno felice per la promozione ma mette tutti al lavoro. «La differenza si sente eccome: bisognerà salire in battuta e anche a muro. Cerchiamo di costruire un roster giusto. Ci sono gli spazi per un grande ciclo»

Già al lavoro appena dopo Ferragosto. Perché c’è una squadra da amalgamare e una categoria difficile da affrontare, nella quale il primo imperativo sarà mettersi in salvo. Parola di coach Vincenzo Mastrangelo che durante le vacanze estive nella sua Gioia del Colle - contro cui affronterà un curioso “derby” - sta seguendo l’avvicinamento del Belluno Volley alla serie A2. Sul mercato, si stanno cercando gli ultimi colpacci, a cominciare da un altro schiacciatore.
Coach, se lo aspettava il ripescaggio?
«Un po’ sì, essendo nell’ambiente da tempo. C’erano le problematiche di Taranto e di sicuro né Cantù per politica societaria né il Siena che poi ha chiuso i battenti erano intenzionate a tentare questa strada. L’incognita era Castellana Grotte, tuttavia loro hanno un progetto mirato sui giovani e poteva essere complicato seguire la strada del salto di categoria a mercato già avviato. Non ho alcun dubbio: ce lo siamo meritati, in quanto a differenza di quanto si possa pensare non è normale arrivare a giocarsi due anni di fila una finale playoff alla “bella”. Quest’anno ci siamo andati vicinissimi e chissà cosa sarebbe accaduto a palazzetti invertiti… Adesso stiamo cercando di ultimare il roster, premettendo che muoversi a giugno non è semplice».
Le difficoltà della serie A2?
«Si sente eccome la differenza di qualità tecnica e tattica, per non parlare della fisicità. Il servizio ad esempio salirà eccome di livello e ciò determina il dover lavorare tanto e in modo differente sull’organizzazione difensiva e la ricezione, specie quella che avviene staccata da rete. Vedremo poi muri più efficaci, attacchi avversari forti e così via. Lo scorso anno si poteva vincere e perdere contro chiunque. Dovremo in primis metterci al riparo dagli ultimi due posti».
Ha chiesto qualcosa di particolare alla società?
«Innanzitutto di lavorare in palestra fin dalla settimana dopo Ferragosto. Il precampionato è fondamentale per recuperare forma fisica e tecnica, nonché sviluppare automatismi tra i tanti nuovi giocatori. Non è qualcosa di scontato, altrimenti si andrebbe solo in campo la domenica e basta. Non dobbiamo arrivare pronti alla quinta, sesta giornata, bensì già alla prima. Quanto ai giocatori, è stato bravo il ds Carniel a muoversi per tempo sul mercato pur non potendo offrire a nessuno la certezza della A2. Stiamo cercando di costruire un roster né corto né troppo lungo e che potrebbe creare problemi di gestione, consapevoli che ognuno dovrà sentirsi importante in un ruolo ben delineato. Detto ciò desidero rivolgere un complimento sincero a tutti i ragazzi che non sono più con noi: pur avendo magari intuito i cambiamenti di lì a poco hanno dimostrato una professionalità “esagerata” fino all’ultimo pallone».
Lei coach è stato il primo punto fermo.
«Fin da quando ho accettato in un giorno di venire qui dopo l’esperienza di Fano, ho ipotizzato Belluno fosse il posto ideale dove aprire un ciclo come quello di Reggio Emilia, dove in tre anni abbiamo raggiunto la Superlega. Ho visto massimo potenziale e qui, oltre a vivere bene, sto alla grande con tutti i dirigenti, partendo dal presidente Sandro Da Rold. Abbiamo un’ambizione significativa, ovvero non far mai perdere entusiasmo all’ambiente, alla società, agli sponsor e soprattutto ai tifosi che non vedo l’ora di riabbracciare e ai quali mando un saluto».
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