Opel, ecco la Zafira che batte la crisi

Debutta sulla movolume il nuovo diesel in alluminio da 20 chilometri al litro. È nato a Torino
Di Marco Scafati

La corsa al ribasso sui consumi, complice il prezzo dei carburanti ormai giunto alle stelle, da tempo ha fatto aguzzare l’ingegno ai costruttori di auto. E se prima il downsizing (cilindrata ridotta, stesse prestazioni) veniva sbandierato come necessario innanzitutto per l’ambiente, oggi se ne sottolinea l’urgenza anche e soprattutto per salvaguardare il portafogli.

Tutto questo i cosiddetti “generalisti” (ma anche i costruttori premium) l’hanno capito da tempo, modificando opportunamente i loro piani-prodotto. Non è un caso, ad esempio, che un marchio come la Opel abbia adottato proprio la parsimonia nei carburanti come imperativo per il rinnovamento del proprio parco motori: saranno 13 divisi in tre famiglie, e arriveranno entro il 2016. Il primo di questi è già disponibile, dal momento che sta debuttando sulla terza generazione della Zafira: si tratta del 1.6 Cdti da 136 cavalli realizzato in alluminio con emissioni di soli 109 g/km di anidride carbonica (omologato Euro 6), e consumi dichiarati di 4,1 litri ogni cento chilometri. «Quelli reali si attestano intorno ai 4,6 litri», fa notare il capo progetto nel team della Gm Powertrain Gianfranco Boretto, «ma è un risultato comunque straordinario perché significa viaggiare intorno ai venti chilometri con un litro di gasolio. Inoltre, è il diesel più pulito della nostra storia».

L’altro fatto abbastanza sorprendente è che questo motore riesca a donare una buona dose di agilità e ripresa a quella che è pur sempre una monovolume di taglia grande, che pesa 1.700 chili e passa. Merito soprattutto delle modifiche al sistema di iniezione e del turbocompressore a geometria variabile, vitale per dare brio e potenza aggiuntiva a un motore dalla cubatura comunque limitata per la sopracitata esigenza di mantenere i consumi bassi. La presenza dello start and stop, poi, è altra dotazione utile, soprattutto in mezzo al traffico cittadino. Che nella fattispecie è quello di Torino, dove tra l’altro ha sede il Gm Powertrain (questo propulsore ha visto la luce proprio qui): centro d’eccellenza che progetta e sviluppa le unità a gasolio per tutti i marchi del colosso statunitense. «Una struttura», spiega l’amministratore delegato Pierpaolo Antonioli, «su cui la General Motors ha investito 50 milioni di euro dal 2005 al 2014 e che dà lavoro a oltre 600 persone. Anche perché non progettiamo solo i motori, ma anche il software e le centraline».

Proprio così, tutto il processo viene rigorosamente realizzato in-house da giovani ingegneri provenienti dai migliori atenei del mondo. In Italia, ad esempio, la struttura ha importanti partnership con le università di Genova, Perugia, Modena e Reggio Emilia, oltre che con l’istituto motori del Cnr di Napoli e naturalmente l’attiguo Politecnico di Torino.

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