Opel, ecco la Zafira che batte la crisi

La corsa al ribasso sui consumi, complice il prezzo dei carburanti ormai giunto alle stelle, da tempo ha fatto aguzzare l’ingegno ai costruttori di auto. E se prima il downsizing (cilindrata ridotta, stesse prestazioni) veniva sbandierato come necessario innanzitutto per l’ambiente, oggi se ne sottolinea l’urgenza anche e soprattutto per salvaguardare il portafogli.
Tutto questo i cosiddetti “generalisti” (ma anche i costruttori premium) l’hanno capito da tempo, modificando opportunamente i loro piani-prodotto. Non è un caso, ad esempio, che un marchio come la Opel abbia adottato proprio la parsimonia nei carburanti come imperativo per il rinnovamento del proprio parco motori: saranno 13 divisi in tre famiglie, e arriveranno entro il 2016. Il primo di questi è già disponibile, dal momento che sta debuttando sulla terza generazione della Zafira: si tratta del 1.6 Cdti da 136 cavalli realizzato in alluminio con emissioni di soli 109 g/km di anidride carbonica (omologato Euro 6), e consumi dichiarati di 4,1 litri ogni cento chilometri. «Quelli reali si attestano intorno ai 4,6 litri», fa notare il capo progetto nel team della Gm Powertrain Gianfranco Boretto, «ma è un risultato comunque straordinario perché significa viaggiare intorno ai venti chilometri con un litro di gasolio. Inoltre, è il diesel più pulito della nostra storia».
L’altro fatto abbastanza sorprendente è che questo motore riesca a donare una buona dose di agilità e ripresa a quella che è pur sempre una monovolume di taglia grande, che pesa 1.700 chili e passa. Merito soprattutto delle modifiche al sistema di iniezione e del turbocompressore a geometria variabile, vitale per dare brio e potenza aggiuntiva a un motore dalla cubatura comunque limitata per la sopracitata esigenza di mantenere i consumi bassi. La presenza dello start and stop, poi, è altra dotazione utile, soprattutto in mezzo al traffico cittadino. Che nella fattispecie è quello di Torino, dove tra l’altro ha sede il Gm Powertrain (questo propulsore ha visto la luce proprio qui): centro d’eccellenza che progetta e sviluppa le unità a gasolio per tutti i marchi del colosso statunitense. «Una struttura», spiega l’amministratore delegato Pierpaolo Antonioli, «su cui la General Motors ha investito 50 milioni di euro dal 2005 al 2014 e che dà lavoro a oltre 600 persone. Anche perché non progettiamo solo i motori, ma anche il software e le centraline».
Proprio così, tutto il processo viene rigorosamente realizzato in-house da giovani ingegneri provenienti dai migliori atenei del mondo. In Italia, ad esempio, la struttura ha importanti partnership con le università di Genova, Perugia, Modena e Reggio Emilia, oltre che con l’istituto motori del Cnr di Napoli e naturalmente l’attiguo Politecnico di Torino.
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