Sci nordico. Fulvio Scola lascia l’Italia. «Ora allenerò i finanzieri»
L’ex fondista falcadino ha lasciato lo staff della Nazionale ed è già al lavoro. Allo Stelvio sta preparando la prossima stagione con le Fiamme gialle. «Nessun rammarico anche se la comunicazione poteva essere migliore»

Fulvio Scola ha detto addio alla nazionale. Meglio, dice arrivederci. Dopo dieci anni nello staff tecnico azzurro, l'ex fondista falcadino, classe 1982, capace di salire sul podio di Coppa del Mondo due volte (terzo nella team sprint di Milano nel 2012 insieme a David Hofer, secondo nella sprint di Dusseldorf nel 2011), ritorna alle origini, a quel Gruppo Sciatori Fiamme Gialle che gli ha dato fiducia quando era un ragazzino, arruolandolo a inizio anni Duemila, e che poi lo ha fatto crescere, fino a portarlo a vestire la tuta azzurra per diverso tempo.
L’abbiamo raggiunto nei giorni scorsi, mentre guidava il raduno dei finanzieri al Passo dello Stelvio. Fulvio, sei già al lavoro. «Siamo fortunati, abbiamo una struttura quassù ed è già il secondo collegiale che facciamo in questa primavera 2026».
Dopo tanti anni, torni … alle Fiamme Gialle.
«Quando ho chiuso la carriera di atleta, ho deciso che da grande avrei voluto fare l'allenatore per dare un contributo a tutti quei giovani che, come me, coltivavano il sogno di dare il loro massimo con gli sci stretti ai piedi. Per dieci anni ho avuto la possibilità di essere nello staff tecnico azzurro, conoscendo persone dalle quali ho imparato molto. Alcune di esse mi sono rimaste nel cuore perché sono state un punto di rifermento nei momenti difficili anche a livello personale. Sono arrivati risultati importanti e anche delusioni, fa parte del gioco. Ora il gioco continua, ma in un altro ruolo».
Aspettavi una riconferma in azzurro?
«Con le Olimpiadi finiscono i quadrienni. Ci sta qualche cambiamento. Certo, forse la comunicazione poteva essere un po' migliore, ma non ne faccio un dramma».
Alle Fiamme Gialle di che cosa ti occuperai?
«Sarò allenatore, ruolo che già avevo ricoperto prima di approdare in nazionale. Ma sarò anche coordinatore dell'intera attività del settore fondo del corpo. Un incarico che mi dà tanti stimoli e tanta responsabilità allo stesso tempo. E del quale sono grato alle Fiamme Gialle».
Quali le soddisfazioni maggiori di questi anni negli staff azzurri dove hai avuto la possibilità di seguire sia il settore assoluto, partecipando anche alle Olimpiadi di Pechino, sia, soprattutto, la squadra giovanile Milano Cortina 2026?
«Tante. A livello generale il grazie di quegli atleti che hanno capito che a prescindere dai risultati ottenuti, avevo messo la loro crescita personale davanti a tutto. Per quanto riguarda i risultati, cito il bronzo olimpico della staffetta conquistato da tre ragazzi che ho visto crescere e contribuito a far crescere: Elia Barp, Davide Graz e Martino Carollo. Vederli salire sul podio della Val di Fiemme è stata una bella soddisfazione, significa che il lavoro svolto in questi anni non è stato proprio male».
Facci un breve ritratto di questi tre atleti sui quali il fondo azzurro conta parecchio.
«Graz è un talento assoluto. Elia Barp ha una ferocia agonistica come nessuno. Carollo è un computer che sa analizzare alla perfezione se stesso e le situazioni di gara».
Potranno risollevare le sorti degli sci stretti italiani?
«Sono fiducioso. Loro tre, ma non solo loro, sono ragazzi talentuosi e determinati che sono cresciuti molto e stanno crescendo. Cito, tra gli altri, anche Simone Mocellini, uno che nelle sprint è capace di fare cose assurde. Penso che il bronzo in staffetta olimpica possa essere un punto di svolta per la ripartenza del movimento».
Ti rivedremo in azzurro?
«Io sono disponibile. Se ci saranno le condizioni e le possibilità in futuro, perché no?».
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