Menardi sogna le Olimpiadi di Cortina. «Fare sport mi sta aiutando molto»

. Dall’appuntamento più importante della stagione, i Mondiali giovanili di atletica di Nottwil (Svizzera), Flavio Menardi è tornato a casa con un metallo prezioso, l’argento. Una medaglia che il ragazzo ampezzano, classe 2000, ha conquistato nel lancio del giavellotto, categoria F52-57 Under 20, scagliando l’attrezzo a 14.77, suo personal best.
Flavio è uno degli atleti emergenti del movimento paralimpico italiano, un ragazzo che lo sport lo ha praticato fin da giovanissimo e che ha continuato a praticarlo anche dopo l’incidente occorsogli durante una partita di hockey nel marzo del 2016, incidente che gli ha causato gravissimi traumi alla colonna vertebrale. Flavio non si è fermato e ha ripreso a fare sport.

Una ripartenza alla quale ha contribuito la famiglia e tanti amici. E proprio «a tutte le persone di Cortina che mi hanno voluto bene dopo il mio incidente», Menardi ha voluto dedicare la medaglia d’argento di Nottwil. «Sono stati in tanti quelli che hanno avuto una parola, che mi sono stati vicini. Hanno anche organizzato una donazione. Sì, mi sembrava giusto ringraziare quelli che mi hanno voluto bene», ribadisce Flavio.
Quanto è stato importante lo sport per farti ripartire dopo quel 13 marzo del 2016?
«Fare sport aiuta molto. Ti tiene la mente occupata, ti fa stare con gli altri. Ricominciare a fare sport per me non è stato poi così difficile».
Una persone importante è stata, ed è, Orlando Maruggi. Non a caso la medaglia d’argento di Notwill l’hai dedicata anche a lui.
«Mi sono messo in contatto con lui dopo l’incidente. Si è dimostrato subito disponibile. E ha iniziato a seguirmi prima come fisioterapista, poi come allenatore».

E ti ha portato a risultati importanti.
«Con lui, con la Onlus “The game never ends” e con la Polisportiva Caprioli abbiamo lavorato bene. Per me sono arrivati buoni risultati a livello nazionale e poi la partecipazione ai mondiali giovanili dove ho conquistato un quarto posto nel peso, lontano dal mio personale (4. 81, fatto registrare agli assoluti di Jesolo a inizio luglio, ndr), e sopratutto un argento nel giavellotto. È stata una gran bella gara, il giavellotto. Ne è uscita una medaglia d’argento, la mia prima medaglia importante e, spero, non l’ultima. Il secondo posto alla rassegna iridata di Notwill è stato il momento più importante e più emozionante della stagione».
Una grande soddisfazione dai mondiali svizzeri immaginiamo sia stata anche quella di fare il portabandiera.
«Non mi aspettavo scegliessero proprio me. È stata una sorpresa grandissima e un’emozione altrettanto grande. Al di là del risultato, bellissima è stata l’esperienza in nazionale, la mia prima esperienza. Un ambiente dove c’è grande affiatamento e disponibilità».
Meglio il peso o il giavellotto?
«Visto il risultato di domenica, facile dire giavellotto».
Quanto occorre lavorare per raggiungere certi risultati?
«Mi alleno cinque volte a settimana: due a Fiames, per i lanci, e tre in palestra».
Prossimi obbiettivi?
«Per questa stagione rimangono solo i Societari di settembre. Nella prossima stagione passerò alla categoria Senior e dunque le misure da raggiungere cambieranno notevolmente: l’obiettivo sarà alzare l’asticella».
Ma anche la stagione invernale per te sarà intensa.
«Sì, ho cominciato a fare curling e bob. Il curling è uno sport di squadra che è competitivo ma al tempo stesso divertente. Per il momento ho fatto solo allenamenti, nessuna partita ufficiale. Il bob è velocità, è adrenalina. Grazie al Bob club Cortina, che fin dall’istituzione di questa disciplina ha investito moltissimo sia in termini economici che di volontariato affinché possa svilupparsi un vero e proprio movimento paralimpico italiano, io, Fabrizio Caselli e Pier Alberto Buccoliero abbiamo potuto affacciarci a un’attività internazionale importante, gareggiando nel circuito di Coppa del mondo».
Un sogno? Una speranza?
«La speranza è che il bob possa divenire disciplina paralimpica. Il sogno è poter gareggiare sulla pista di casa, a Cortina 2026». —
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