Erica Antoniol dice addio alle gare «Ho dato il massimo ma è finita qui»

La sovramontina ha già preso servizio in Polizia a Moena «La sprint di Gromo è stata la mia ultima chance»



. Amaro addio. Da lunedì scorso Erica Antoniol non è più un’atleta professionista. La fondista sovramontina sabato a Gromo, nella Bergamasca, ha disputato la sua ultima gara con la tuta delle Fiamme Oro e lunedì ha preso servizio nell’ufficio di Moena, dove il settore sport alpini della Polizia ha sede.

Classe 1995, Erica è stata una delle atlete italiane più brillanti a livello giovanile, conquistando titoli tricolori nelle categorie Ragazze, Allieve, Juniores, partecipando a tre campionati del mondo Juniores (2013 Liberec – Repubblica Ceca, 2014 Tesero, 2015 Almaty – Kazakistan) e a un’edizione degli Eyof (i Giochi olimpici della gioventù europea, a Brasov, in Romania, nel 2013).

Da Under 23 si è portata casa un titolo nella sprint e ha partecipato al mondiale svizzero di Goms. Ma dopo il passaggio al livello assoluto non è più riuscita a esprimersi sui livelli precedenti. In Coppa del mondo una sola apparizione, la sprint di Dobbiaco nel gennaio 20017. L’inverno 2018-2019 una stagione persa, a causa di un’operazione alla spalla e del conseguente stop di mesi. Lo scorso fine settimana l’epilogo della carriera. Ad appena 24 anni.

Erica, partiamo proprio dalla fine.

«La sprint di Gromo era l’ultima carta che potevo giocarmi per continuare a fare l’atleta. Non è andata bene e così la mia carriera finisce. Peccato, perché dopo lo stop dello scorso inverno mi ero preparata bene. Nella Fis di inizio stagione mi ero qualificata con il terzo tempo di qualifica, cadendo poi in finale. Una caduta che mi ha condizionato dal punto di vita mentale nelle gare successive. I risultati non sono arrivati e la mia stagione, insieme alla mia carriera, è finita qui, in un fine settimana di febbraio».

Quanto ha pesato la scorsa stagione, completamente persa?

«Paradossalmente è stata positiva. All’inizio è stata una batosta, ma poi è divenuta un’occasione per crescere. Sportivamente parlando mi ha fatto bene: mi sono preparata al meglio, mi sono asciugata fisicamente, sono cresciuta».

Dopo una carriera giovanile di prim’ordine, hai faticato a importi a livello assoluto. Che spiegazione ti sei data?

«Dopo il passaggio in ambito assoluto, è cambiato tutto. Ci sono state tante aspettative e io forse mi sono messa troppa pressione addosso. Prima, invece, lo sci era un divertimento, un gioco fatto seriamente ma insieme ad amici. Era un po’ uno sport di squadra e io, anche se può apparire strano, sono fatta per gli sport di squadra, quelli dove si vince e si perde tutti insieme, non per gli sport individuali dove se perdi perdi tu e se vinci vincono in tanti».

Se guardi indietro, cosa vedi?

«Vedo Elvezio Antoniol, un allenatore che mi è stato sempre vicino e che voglio ringraziare perché mi ha fatto amare lo sci. Vedo la Polisportiva Sovramonte, nella quale ho iniziato a gareggiare a dieci anni, una società che è una scuola dove ho imparato tanto. Nel mondo dello sci vedo anche delle persone che mi hanno messo i bastoni tra le ruote: ma le voglio ringraziare lo stesso perché questo mi ha fatto maturare».

Quale il momento più bello della tua carriera?

«Quando ho vinto la prima medaglia tricolore, l’argento ai campionati italiani Allievi. Indimenticabile quella medaglia, così come l’abbraccio dopo l traguardo con Elvezio».

Il momento più brutto?

«Quando mi hanno esclusa dalla staffetta ai Mondali Juniores di Tesero».

Guardando al futuro cosa vedi?

«Continuerò a fare sport: gare in bici, corsa in montagna, d’inverno le granfondo. E poi mi piacerebbe insegnare a sciare ai bambini». —



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