Elia Barp è molto carico per le Olimpiadi. «Siamo pronti a fare qualcosa di bello»

Sci nordico. Il trichianese si presenta in gran forma dopo il quarto posto di Oberhof. «Non ho sbagliato nulla e sono insieme ai migliori. Faremo base a Ziano in una struttura dedicata solo a noi e molto tranquilla»

Ilario Tancon
Elia Barp in azione al Tour de ski (Foto Newspower)
Elia Barp in azione al Tour de ski (Foto Newspower)

Si rimane sempre piacevolmente stupiti dalla naturalezza dell’ambizione e della schiettezza dei pensieri quando si parla con Elia Barp.

Un ragazzo che non si nasconde. Che interpreta con ambizione il proprio lavoro. Che sposta sempre un po’ più in alto l’asticella. E che sta crescendo molto. Classe 2002, il finanziere di Trichiana, che per seguire la propria passione si è trasferito con la famiglia a Falcade, ormai da un paio di stagioni è uno dei riferimenti della nazionale azzurra.

E lo sta diventando anche dell’intero movimento internazionale.

Domenica, a Oberhof, sulle nevi della Turingia, ha conquistato il quarto posto nella 10 chilometri in tecnica classica. Quello ottenuto nella località tedesca è il miglior piazzamento di Elia in Coppa del mondo. Un quarto posto dal valore notevolissimo, ad appena 17” dalla vetta e ad appena 3” dal gradino più basso del podio.

Una prestazione di eccellenza che si aggiunge ai tanti risultati brillanti di questa prima parte di stagione, tra i quali il nono posto nella classifica finale del Tour de Ski.

Elia, un quarto posto di valore. Con una punta di rammarico?

«Se fossi salito sul podio sarebbe stato meglio, senza dubbio. Ma non ho rammarico alcuno. Non ho sbagliato nulla domenica, ho fatto una buona gara dall’inizio alla fine e davvero non mi posso rimproverare alcunché. Sono soddisfatto. Qualcuno potrebbe dire che mancavano alcuni begli interpreti della tecnica classica ma sono arrivato ad appena 17” da uno che si chiama Martin Løwstrøm Nyenget, uno che in questo momento batte tutti in classico. Quindi … Sono lì. E sono tra i migliori».

Un piazzamento, il quarto posto di Oberhof, che – immaginiamo – ti regala ulteriore consapevolezza.

«Sto trovando un livello alto. Sono e siamo partiti bene e stiamo via via migliorando. Significa che il lavoro che abbiamo impostato e che stiamo attuando in vista delle Olimpiadi è corretto. Ora dobbiamo proseguire su questa strada. Un risultato come quello di Oberhof dà, senza dubbio, tranquillità».

Che effetto fa essere il primo degli italiani come nella gara tedesca?

«Un bell’effetto ma la gara non è tra di noi. Non lottiamo più per piazzamenti di rincalzo. Ora siamo lì davanti, con i big. È bello vedere, come domenica in Turingia, tre azzurri nei dieci: io quarto, Federico Pellegrino settimo, Davide Graz decimo. Sta trovando un buon livello Davide, vedo in lui una grande convinzione. Ed essere in tanti davanti è davvero bello».

In prospettiva olimpica che cosa significa?

«Significa che siamo una bella squadra. Una squadra non numerosa (gli azzurri saranno cinque, forse sei, ndr) ma competitiva. La staffetta è la gara nelle quali abbiamo più possibilità. Ma anche nelle altre gare la nostra voce non sarà banale».

Avete già definito il programma?

«Ancora no. Non saremo tantissimi, quindi ci sarà la possibilità di fare tutte o quasi tutte le gare. Non mi spaventa la prospettiva: ci sono due-tre giorni tra una competizione e l’altra, quindi il tempo di recuperare c’è. Mi farò trovare pronto».

Qual è il programma di avvicinamento?

«Questo fine settimana saremo in Svizzera, a Goms, per l’ultimo appuntamento di Coppa del mondo prima dei Giochi. Poi andremo in raduno a Dobbiaco, dove molto probabilmente ci saranno anche altre nazioni, fino a quando aprirà la pista olimpica in Val di Fiemme. Da quel giorno saremo lì. Faremo base a Ziano, in una struttura tutta per noi, in modo da avere la maggior tranquillità possibile».

Quanto sarà importante avere tra di voi un atleta come Federico Pellegrino?

«Nelle ultime tre stagioni Pelle è stato per me un riferimento. Mi ha aiutato tanto a crescere, soprattutto per quanto riguarda le cose da fare in allenamento. Ho cercato di imparare il più possibile da lui. Mi sento di dire che adesso non ho più tanto da rubargli per quanto riguarda le gare distance. Ho invece ancora parecchio da apprendere per quanto riguarda le sprint, prove nelle quali, nonostante i 35 anni compiuti, continua a essere uno dei più forti al mondo. A tutti noi Chicco ha fatto capire che potevamo fare determinate cose, che dovevamo avere la consapevolezza e la convinzione che alcune cose siamo in grado di farle. Lo abbiamo capito. Ci crediamo. E siamo pronti a fare qualcosa di bello».

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