Calcio serie C. Brugnolo, addio al miele. «Indimenticabile Dolomiti»

Il centrocampista ha rescisso il contratto e va verso la Clodiense: «Sono stati due anni memorabili»

Gianluca Da Poian
Riccardo Brugnolo (Foto De Zanet)
Riccardo Brugnolo (Foto De Zanet)

Il campionato vinto, l’esordio nel professionismo al “Rigamonti” di Brescia in Coppa Italia, la titolarità a Vicenza contro la capolista e la consapevolezza di aver lasciato uno splendido ricordo all’intero ambiente Dolomiti Bellunesi, tra rendimento costante e comportamenti esemplari.

All’indomani dell’annuncio della rescissione, Riccardo Brugnolo lo fa volentieri un saluto. Il centrocampista era uno dei reduci dalla promozione del 2024-2025 e alla pari di Eduardo Alcides ha rescisso il contratto. “Brugno” andrà quasi certamente alla Clodiense in serie D, dove ritroverà il tecnico Roberto Vecchiato che lo aveva allenato all’Adriese e il direttore sportivo Leopoldo Torresin, assieme al quale ha condiviso due anni alla Dolomiti e a suo tempo a Cartigliano. A Chioggia è stato poi appena riconfermato l’esterno offensivo bellunese Filippo De Paoli, pure lui uno dei protagonisti del salto dalla D alla C.

«Due anni intensi dal punto di vista emotivo, non c’è alcun dubbio», racconta il classe 1998. «Abbiamo vinto il campionato e poi ottenuto la salvezza, senza dimenticare i legami creati e le persone incontrate. Tutto bello e memorabile e di sicuro la scelta di cambiare non è stata facile, pur se dettata da diverse motivazioni».

Brugnolo sta conciliando l’impegno calcistico con la laurea in medicina all’università di Padova. Libri e pallone, pallone e libri. «È una facoltà tosta, ma finora sono sempre riuscito a disimpegnarmi in entrambi. Sto cercando di portare avanti le mie due passioni nel modo migliore».

Dal punto di vista calcistico invece, «è indubbio vada alla ricerca dell’opportunità di essere maggiormente protagonista. Vengo dal mio primo campionato nel professionismo e a rendermi più fiero è l’aver dimostrato di poterci stare. Dopo di che ho un po’ di rammarico perché con l’andare dei mesi non sono riuscito a guadagnarmi lo spazio che mi ero ritagliato all’inizio, a ogni modo mi terrò stretti alcuni momenti. Penso ad esempio alla titolarità a Brescia in Coppa Italia, nonché a Vicenza. Cosa cambia dalla D? Il livello si alza sul piano fisico e del gioco, però l’aspetto principale che spicca nel professionismo è quel che riguarda la preparazione delle partite, le tifoserie negli stadi, l’andare allo stadio con il pullman scortato, le piazze storiche che affronti. Insomma, è un altro mondo soprattutto se guardiamo fuori dal rettangolo di gioco».

Brugnolo è stato invece un titolarissimo della Dolomiti vincitrice del campionato, lì in mezzo nel ruolo di regista atipico e metronomo davanti alla difesa. «Un percorso indimenticabile, suggellato da un trionfo straordinario grazie a un gruppo straordinario. Un ricordo indelebile, così come la consapevolezza di essere entrato nel cuore della gente. Di carattere sono un po’ chiuso, ma i tifosi mi fermavano quando giravo per Belluno».

Brugnolo non conferma la destinazione Clodiense, certo gli indizi rappresentano una prova concreta. «Vado in D in una formazione che si pone l’obiettivo di vincere. Ma non è mai facile ottenere una promozione, conoscendo le difficoltà del campionato. Nel frattempo continuerò a seguire la Dolomiti».

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