Calcio Serie C. Bonatti guarda al futuro: «La nuova Dolomiti dovrà avere umiltà e grande entusiasmo»

Con la salvezza si è rinnovato il contratto e l’allenatore dovrebbe restare. «Con la società non c’è nessun tipo di pressione. Possiamo essere competitivi anche seguendo la filosofia dei giovani»

Gianluca Da Poian
Andrea Bonatti, allenatore della Dolomiti Bellunesi
Andrea Bonatti, allenatore della Dolomiti Bellunesi

La Dolomiti della prossima stagione? Dovrà essere umile, non commettendo l’errore di imborghesirsi immaginando tutto sia più facile, una volta scavallato il primo anno in serie C. Lo spiega mister Andrea Bonatti, in questi giorni impegnato a guidare gli ultimi allenamenti prima delle vacanze estive.

Il tecnico, il cui contratto si è rinnovato fino al 2027 con il raggiungimento della salvezza, parla del suo futuro spiegando come sia ancora molto presto. La sensazione quindi è che servirà ancora qualche settimana, per la certezza definitiva riguardante l’andare avanti assieme. La società comunque è rimasta contenta dalla combo salvezza più utilizzo dei giovani e lo stesso Bonatti già sembra indicare la strada da seguire.

Mister, ha già parlato con la società a proposito della sua permanenza alla Dolomiti?

«La situazione è molto lineare e fluida, anche perché i contatti sono sempre stati costanti e la comunicazione interna ottima. La stagione è finita presto, siamo appena a inizio maggio, e la mia posizione non è oggetto di pressione, né da parte mia né da parte del club. Tra l’altro queste sono settimane nelle quali la società deve pensare a varie questioni e penso ad esempio a incartamenti, fideiussioni e altre procedure finalizzate all’iscrizione da formalizzare a inizio giugno. Rispetto a quanto avviene ad esempio in serie D, dove di solito a fine maggio le panchine sono già pressoché tutte assegnate, in C i tempi sono più lunghi e infatti a metà giugno sono spesso diverse le panchine da assegnare. A prescindere dal contratto che c’è, oggi è ancora presto per altri discorsi. Anche perché, come diceva sempre il mio ex presidente Claudio Lotito, giocatori e allenatori ce ne sono tantissimi, quello che mancano sono i presidenti con i soldi. Per fortuna qui la Dolomiti la proprietà sa le sue volontà e il modo attraverso cui raggiungerle».

Cosa deve essere pronta a fare la Dolomiti il prossimo anno?

«A compiere i medesimi sacrifici di quest’anno, se non di più, per raggiungere lo stesso obiettivo. Perché la storia della C parla chiaro: esiste il rischio di imborghesirsi dopo un primo anno in categoria nel quale è stata raggiunta la salvezza e ciò può esporti a rischi. Al contrario, bisogna ripartire da metà luglio ancora più umili e consapevoli di quali saranno le difficoltà. Spesso si è più pronti a soffrire quando entri in una nuova categoria e non sai bene cosa aspettarti, senza contare che hai l’entusiasmo derivante dalla promozione in aiuto nel superare certi momenti. Occhio però, non sto dicendo che non bisogna migliorare, anzi. Io stesso soffro ancora adesso per ognuna delle sconfitte incassate lungo il percorso. Se siamo predisposti al sacrificio, però, allora ci possiamo togliere delle soddisfazioni. Personalmente ritengo le persone della Dolomiti abbiano le capacità di farlo, perché sono ambiziose nel modo giusto».

Lei comunque ha lasciato intendere più volte che alla Dolomiti ci sono buone basi, al di là forse del dover aggiungere un po’ di esperienza in più.

«Si può essere competitivi seguendo anche la filosofia giovane. Vediamo top club del calcio europeo che fanno investimenti su ragazzi di prospettiva, ma senza mancare di affiancargli qualche elemento esperto in grado di guidarli. Poi sappiamo che il mercato si basa spesso su opportunità, talento a disposizione, scommesse da cercare di vincere e così via. Io comunque da allenatore non richiedo mai questo o quello specifico giocatore, semmai posso fornire delle indicazioni».

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