Calcio serie C. Bonatti e la crisi della Dolomiti: «Serve sostegno non critiche»
L’allenatore bellunese fa scudo attorno ai giocatori dopo tre ko in quattro gare. «Col Desenzano una prova brutta ma non pessima, però poca aggressività. Non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo stagionale che resta la salvezza»

Più la carota, del bastone. Perché la prestazione contro il Desenzano è stata negativa, ma ciò non deve allungare ombre sull’inizio di stagione della Dolomiti. Stando al tecnico Andrea Bonatti, c’è il rischio di farsi troppo condizionare dal doppio risultato negativo maturato in casa nel finale. Soprattutto, l’allenatore fa scudo attorno ai giocatori, dribblando potenziali alibi legati alle assenze.
Mister, cosa vi ha lasciato la sconfitta di sabato?
«Motivazioni, dettagli e cause vengono passate al vaglio, ma non ho cambiato idea anche perché la partita viene vissuta con lucidità. Confermo la prestazione brutta, che non pessima. Perché l’idea di sviluppo c’era, però le marce innestate erano ridotte. Avremmo dovuto essere aggressivi nei duelli e non lo siamo stati, così come abbiamo patito il loro gioco in appoggio sulla punta Santini. Siamo andati sotto al primo tiro in porta avversario e nonostante ciò appena dopo abbiamo calciato dal limite con Montenegro, senza dimenticare l’incursione di Saccani simile a quella che a noi è costata l’autorete… Nel volume di gioco non ci siamo mal comportati, nella lentezza sì. Paradossalmente, in questa gara abbiamo registrato il possesso palla più elevato: 56% contro una media stagionale del 47%. Purtroppo è arrivato il raddoppio su un “infortunio” dopo una ripartenza in campo aperto con un altro duello perso».
I risultati non vi danno ragione, in questa fase.
«L’ultima cosa da fare adesso è perdere di vista l’obiettivo e quanto già raccontato fin dall’inizio dell’estate: la salvezza la raggiungeremo con sofferenza e sacrificio. Adesso la cosa peggiore è far scemare l’entusiasmo, perché la Dolomiti è composta da un gruppo di bravi ragazzi che ci rimangono male quando in campo non va nel modo auspicato. Siamo una squadra giovane, la quale necessita di essere incoraggiata e sostenuta, non criticata troppo. Abbiamo cominciato con un ottimo bottino di punti e se numeri alla mano è vero che non vinciamo da sei partite, è altrettanto vero che ottenere il bottino pieno in serie C è difficile e capiteranno ancora filotti in cui non riesci a ottenere il massimo risultato. Se vogliamo completare l’analisi, allora va tenuto conto che da metà agosto abbiamo perso tre partite di cui due al 90’. Poi certo entrambe le volte fa arrabbiare ed essere dispiaciuti, soprattutto nel nostro stadio e di fronte alla gente a cui non vorremmo dare un dispiacere».
È stata una partita simile a quelle vissute nei momenti più difficili dello scorso girone di ritorno?
«No: un anno fa un gol avversario era una mazzata seguita spesso da altre reti al passivo. Sabato, detto dei nostri limiti, se non concediamo quel raddoppio a inizio ripresa il risultato rimane ancora in bilico».
Di cosa hanno bisogno questi ragazzi?
«Di leggerezza e di scendere in campo a ritmi alti. Abbiamo perso forse per tutta la stagione un leader riconosciuto come Mignanelli, in una rosa già parecchio giovane nel contesto di un girone dove gli under vengono utilizzati ancora meno dello scorso anno. Io sono il primo a essere esigente nei confronti dei giocatori, ma so quanto ci tengono e ricordo che c’è chi è rimasto qui nonostante avesse delle opportunità interessanti. A livello personale le critiche le prendo e le accetto, fa parte del mio lavoro, tuttavia non vorrei drammi dopo una sola partita effettivamente sbagliata nella modalità di interpretazione».
Le offriamo noi un alibi, ovvero le assenze.
«Non la prendo, perché mica possiamo piangerci addosso. Ci sono gli infortuni, lo sappiamo e non credo recupereremo nessuno per la partita con il Trento. Ma con chi c’è abbiamo già ottenuto delle belle soddisfazioni finora. Chiedo solo di essere positivi e darci una mano. Non lo faccio per me, ma per il bene della Dolomiti».
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