Ecco come è nato lo scandalo: quel milione per la linea 30 dallo Stato
Fondazione MiCo ha spinto per l’aumento del ticket per ridurre il prestito statale. I sindaci: «All’inizio i residenti dovevano viaggiare gratis, poi il cambio di rotta»

Lo scandalo della gabella del biglietto da 10 euro diventa ancora più grave alla luce del fatto che il trasporto olimpico è invece gratuito nelle province di Trento e di Bolzano. Per salire a Cortina, invece, si pagano 7,5 euro di andata e altrettanti di ritorno da Ponte nelle Alpi. E 10 euro appunto da Calalzo a Cortina con validità per un giorno intero. E 10 euro da Dobbiaco, andata e ritorno. Gratuito, invece, il trasporto in navetta dai parcheggi di Longarone, San Vito, Vodo, Son de Prade, sopra Cortina; o meglio, il costo è compreso in quello cumulativo della sosta e dell’ingresso alle gare. «Perché allora», si chiedono i pendolari bellunesi, «qui si voleva fare cassa sulle nostre spalle per i Giochi?». «Perché» si sono chiesti numerosi sindaci, da Danilo De Toni di Alleghe a Sindi Manushi di Pieve di Cadore, da Marianna Hofer di Valle a Franco De Bon di San Vito di Cadore «non è stato più possibile, come era previsto all’inizio, far viaggiare gratis anche i nostri residenti durante i Giochi?». In presenza di una sollevazione popolare, la Provincia ieri ha rimediato – assumendosi responsabilità principalmente di altri – ritornando alla tariffazione abituale per i residenti, quella chilometrica, sganciata dal biglietto olimpico obbligatorio per tutti, fino a ieri, da 10 euro. Cosa c’è dietro? Il prezzo era stato voluto – sulla base del calcolo dei flussi di spettatori dei Giochi previsti – da Fondazione Milano Cortina, che così prevedeva di raccogliere almeno un milione di euro dalla linea 30, per la quale è stato impegnato proprio un milione dei nove destinati dal governo al Veneto per il trasporto pubblico durante le Olimpiadi. L’introito del ticket maggiorato da 10 euro inizialmente imposto a tutti, spettatori dei Giochi e pendolari, serviva quindi per fare cassa e scalare, secondo le intenzioni di Fondazione MiCo da quel milione del trasferimento statale. Una decisione che ha infiammato residenti e pendolari innescando una protesta immediata, provocando anche il caso del bambino lasciato a piede perché provvisto solo dei precedenti biglietti per viaggiare, non di quello olimpico.
Ma in questa faccenda c’entra anche la Regione, che ha preso direttamente i soldi dallo Stato per il trasporto dei Giochi. Regione che a suo tempo ha posto per prima il problema della tariffazione a Fondazione Mico che, appunto in base alle proiezioni delle potenziali persone da trasportare con Dolomitbus, ha poi spinto (con la Regione?) per il pesante ritocco, peraltro condiviso da Dolomitibus, che addirittura pensava a 15 euro per la Calalzo-Cortina. Ma ieri è saltato il banco. «Nei primi incontri si era presa in considerazione l’eventualità», ricorda Sindi Manushi, sindaca di Pieve di Cadore, «che il tagliando dei 10 euro fosse previsto solo per gli spettatori dei Giochi, così come quello da Ponte nelle Alpi e da Dobbiaco, mentre sarebbe rimasta almeno in vigore la tariffazione ordinaria, proprio per evitare aggravi al territorio. Ma Dolomitibus ha obiettato che diventava complicato il controllo autobus per autobus, tra l’altro per mancanza di personale. Così si è scelta la tariffa unica». Insomma: secondo l’azienda gli autisti non potevano controllare alla salita le carte di identità, per verificare se il passeggero fosse un residente diretto al lavoro, un ragazzo a scuola, oppure una persona diretta ai Giochi. E invece si sarebbe potuto fare: ad esempio la Mom, a Treviso, un simile esperimento lo ha fatto ed è riuscito. Manushi chiederà all’ente di governo di monitorare la situazione. Anche perché in provincia non è arrivato ancora un euro dei 9 milioni promessi dal governo. Mancano i decreti attuativi. Sarà forse anche per questo che, intanto, Fondazione e Regione hanno imposto l’aumento dei biglietti? «A proposito di conti», dice il consigliere provinciale Bortoluzzi, «nel contratto del trasporto olimpico con Dolomitibus devono restare fermi due punti: l’obbligo di rendicontazione e il divieto di extra profitto». Speriamo.
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