Veneto sempre più anziano, nel 2050 un over 65 su tre: allarme per assistenza e caregiver

Il Rapporto statistico regionale 2026 fotografa un Veneto sempre più anziano: entro il 2050 un residente su tre avrà più di 65 anni

Federico Murzio
Veneto sempre più vecchio: tutti i dati e le proiezioni per il 2050
Veneto sempre più vecchio: tutti i dati e le proiezioni per il 2050

Un Veneto che invecchia velocemente e che perde il pilastro dell’assistenza: la famiglia. Ecco perché non è un capriccio intessere le maglie di una nuova rete per sostituire un sistema che non solo ha le maglie sfilacciate, ma che in alcuni casi le ha perse con il passare dei decenni.

Si parla di “cura” delle persone nell’accezione più ampia del termine, che fino a pochi anni fa poteva contare su un sistema di mutua assistenza familiare che oggi, complice l’inverno demografico e famiglie più “piccole”, è destinata a scomparire. Sia sufficiente pensare a un dato.

Nel 2025, in tema di caregiver, in Veneto c’erano 3 potenziali adulti per un anziano. Ecco: nel 2050 si prevede un rapporto di uno a uno.

Le prospettive

La fotografia che emerge dalla presentazione del Rapporto statistico regionale 2026 illustrato dall’assessore al Bilancio Filippo Giacinti da un lato, e dall’altro da un convegno di Anap Confartigianato Veneto “La sanità territoriale e i servizi per gli anziani nel Veneto”, parla soprattutto di un «invecchiamento della popolazione, che porta con sé un aumento delle cronicità, impone un nuovo sforzo organizzativo che parta da attenzione e investimenti non solo sulla diagnosi e le cure, ma anche su un approccio che favorisca i sani stili di vita a 360 gradi» le parole dell’assessore alla Sanità Gino Gerosa.

Tanto più che le previsioni indicano che nel 2050 un veneto su tre avrà più di 65 anni e gli over 80 supereranno le 600 mila persone. «Il report della Regione» sintetizza il segretario regionale della Uil Veneto Roberto Toigo, «conferma ciò che ripetiamo da tempo: mettere le persone al centro».

La sostenibilità

A pagare il prezzo più alto sono ancora una volta le donne, in particolare quelle con figli. Il prezzo è pagato soprattutto in termini occupazionali.

Se già molte madri sono “costrette” a chiedere par-time (o in casi limite danno le dimissioni) per la gestione dei figli, le difficoltà aumentano se sopraggiunge la necessità di seguire un familiare anziano non autosufficiente o malato. In generale il report della Regione osserva che «in un’ipotetica situazione di perfetta parità il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con figli piccoli e quello di donne senza figli dovrebbe essere pari a 100, in Veneto si attesta invece al 79,8%. Per far fronte a questa difficoltà molte donne ricorrono al par-time o alle dimissioni».

La galassia

Il tema dell’assistenza, non solo sanitaria, è molto più che attuale. Prendiamo per esempio il capitolo delle cure domiciliari, che già oggi interessa il 12,3% della popolazione anziana in Veneto (ossia quella che supera i 65 anni). Il rovescio della medaglia è nei dati dell’assistenza residenziale.

E anche qui si parte dai numeri: ci sono i 47.506 anziani non autosufficienti e ci sono 10.932 persone con disabilità. Ben 44.396 anziani non autosufficienti usufruiscono di servizi residenziali, 3.115 semi-residenziali. Per quanto concerne le persone con disabilità, 4.286 usufruiscono di servizi di residenzialità, 6.646 di semi-residenzialità.

Il lavoro

Va detto che quando si parla di assistenza, il termine welfare supera di molto l’idea dell’erogazione di prestazioni sanitarie per abbracciare anche istanze psicologiche, affettive, sociali.

Una delle cartine di tornasole di quanto tutto questo impatti nel Veneto che si sta configurando e che in parte esiste già, è nelle 391 mila persone (il 17,5% degli occupati) impegnate nella cosiddetta “galassia” della cura. Il 78,2% sono donne.

In questo capitolo rivestono un ruolo fondamentale i lavoratori domestici. La fotografia che arriva sempre dal report della Regione dice che il 97,6% di colf e badanti sono donne e il 71,6% sono stranieri. Non solo. Uno degli aspetti più significativi descrive la circostanza che il 10,7% di colf e badandi sono laureati. L’età media? Anche la risposta a questa domanda è significativa: 52 anni. Va detto che non tutte le famiglie si possono permettere questo tipo di aiuto (che va dai 900 agli oltre 2 mila euro al mese). Ed è una circostanza che riporta alle donne che sacrificano il lavoro per la famiglia.

Dice Giacinti: «La cura, l’attenzione cioè alle famiglie, agli anziani, ai giovani e a chi ogni giorno si dedica agli altri non rappresenta più soltanto un valore sociale, ma la vera infrastruttura su cui costruire il futuro del Veneto».

Quindi «le trasformazioni demografiche, sociali e culturali, insieme alle persistenti insicurezze economiche, stanno riducendo, infatti, la capacità della famiglia, storicamente il principale ammortizzatore sociale, di sostenere i compiti di cura». «La risposta è un welfare di prossimità, per sanare le disparità ed evitare l'emergere di vere e proprie “periferie della cura”».

 

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